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«I bambini sono i primi a dire che il cellulare non serve a scuola»

Pediatri e genitori promotori dell'iniziativa per il divieto di portare gli smaprthone a scuola: «Dobbiamo fare un passo indietro»
Ti-Press
«I bambini sono i primi a dire che il cellulare non serve a scuola»
Pediatri e genitori promotori dell'iniziativa per il divieto di portare gli smaprthone a scuola: «Dobbiamo fare un passo indietro»

LUGANO - Difficoltà di concentrazione, isolamento sociale, disturbi del sonno, ansia e perfino rischi di obesità legati alla sedentarietà. Sono diversi gli effetti nei giovani alle prese con un uso problematico degli smartphone.
Claudio Codecà, pediatra e portavoce dell’Associazione pediatri Svizzera Italiana (APSI) nel suo lavoro vede quotidianamente ragazzi alle prese con queste problematiche. Anche per questa ragione, è uno dei promotori dell’iniziativa “Smartphone: a scuola no!”.

I disturbi d'ansia figli dei social - «L’educazione parte già nei primi mesi di vita - spiega - i lattanti vengono esposti agli schermi in maniera inconsapevole. Con il passare degli anni, i bambini possono sviluppare problematiche relative al neurosviluppo, alla socializzazione e alla gestione delle emozioni. Stare sui social e aspettare in maniera spasmodica le notifiche, a livello di disturbi d’ansia, è devastante».

Il paradosso - Per il pediatra c’è anche un aspetto paradossale: «I bambini, in studio, sono i primi a dire che il telefono non serve a scuola. I genitori, di contro, sono più preoccupati. Alcuni addirittura mettono le “cimici” nello zaino per geolocalizzare i propri figli in qualsiasi momento».

Il buon esempio dei "grandi" - L’educazione parte dall’esempio che i "grandi" danno ai più piccoli. «L’indicazione - aggiunge Codecà - è che, durante i momenti di convivialità o a tavola, il genitore non debba essere il primo ad avere lo smartphone davanti agli occhi».

L'importanza di una "pausa digitale" - Pierfranco Longo, presidente della Conferenza cantonale dei genitori e anche lui promotore dell’iniziativa, sottolinea l’importanza di una “pausa digitale”: «Deve prevalere l’interesse superiore del minore - aggiunge - In questi anni, gli adulti hanno percepito una pressione sociale importata dalla scuola e figlia anche del confronto con le scelte di altre mamme e papà». Quindi, con alcune regole semplici e chiare per tutti, questo tipo di dinamica «verrebbe scardinata».

Il tragitto casa-scuola - Per Longo, un effetto collaterale positivo consiste nel non utilizzo dello smartphone nel tragitto casa-scuola: «Sono molto interessato a vederne gli effetti - ha commentato - A molti capita di vedere i bambini camminare verso la scuola con uno smartphone in mano». Oppure, sui mezzi pubblici, quasi sempre si vedono allievi «con gli occhi sullo schermo, invece di parlare con i propri coetanei o osservare il mondo degli adulti che li circonda».

Le fragilità e il ruolo degli adulti - Per il presidente della Conferenza cantonale dei genitori, non serve poi lamentarsi se i ragazzi mostrano delle fragilità o non sono propensi a interagire. «In molti casi, li abbiamo cresciuti e abituati a informazioni che richiedono spesso periodi di attenzione molto brevi. Bisogna, quindi, prendere atto che «il percorso intrapreso in questi anni non è adeguato a uno sviluppo sano e adeguato al senso della parola infanzia e adolescenza. Dobbiamo fare un passo indietro».

Ecco il contributo del medico e infettivologo Christian Garzoni, anche lui promotore dell'iniziativa:

L’uso degli smartphone deve essere urgentemente regolamentato nei nostri bambini e nei nostri ragazzi. Innumerevoli studi scientifici dimostrano gli effetti negativi che questa tecnologia ha sullo sviluppo psicofisico, sull’intelligenza sociale e sull’empatia. L’infanzia e l’adolescenza sono un periodo fondamentale che getta le basi del futuro di ogni persona, ed esse non vanno sprecate davanti a uno schermo di un telefonino o di un tablet! L’infanzia e l’adolescenza sono una palestra per la vita adulta, i bambini e i ragazzi devono imparare a stare con gli altri, a parlare con gli altri, a esprimersi, a condividere e a sperimentare il tutto in un mondo reale e non in un mondo immaginario. Una parte del grande disagio della società che vediamo oggi è da imputarsi alle difficoltà di gestire i propri sentimenti e di relazionarsi correttamente con gli altri. Lo sviluppo digitale è stato così veloce da sfuggire al controllo del legislatore e delle famiglie e questo sta sicuramente peggiorando il tutto. Un uso libero dello smartphone in bambini e ragazzi non ancora maturi porta inoltre a comportamenti devianti e pericolosi (esempio cyberbullismo) per loro e per l’intera società. Questa iniziativa è assolutamente necessaria, fondamentale e urgente onde riportare i giusti valori e l’indispensabile controllo. Dobbiamo evitare effetti deleteri, che noi medici insieme agli psicologi constatiamo già oggi e che possono solo accentuarsi nei prossimi anni. È quindi ora che lo Stato agisca subito, e metta delle regole chiare che devono essere seguite. “Smartphone: a scuola no!” è un’iniziativa essenziale e intelligente per il bene dei nostri giovani e per il futuro di tutta la società!

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