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BELLINZONAZali: «La suina arriverà in Ticino»

07.07.22 - 12:27
L’epizoozia è estremamente contagiosa, ma non ci sono rischi per l’uomo.
Foto Facebook/lettore
Zali: «La suina arriverà in Ticino»
L’epizoozia è estremamente contagiosa, ma non ci sono rischi per l’uomo.
Si consiglia di non importare salumi da zone dove la malattia è presente come nel nord Italia.

BELLINZONA - «Non ci sono toni allarmanti. Il problema è noto e non ci sono rischi per la salute umana». Con queste parole pronunciate durante la conferenza stampa di questa mattina, Claudio Zali, Presidente del Consiglio di Stato, ha rassicurato in merito al virus della peste suina africana. Per i suini e i cinghiali però questa malattia è altamente mortale, con dei tassi di mortalità del 90 e 100% e con un'incubazione che varia da 2 a 14 giorni. Tutto ciò, chiaramente, può avere un grosso impatto per l’economia.

«La situazione è sotto controllo e in Ticino non ci sono ancora casi - ha spiegato Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e socialità - ma lo scenario è cambiato rispetto agli ultimi mesi a seguito della comparsa di casi nel nord Italia». De Rosa ha sottolineato che gli esseri umani non devono essere indifferenti a questa malattia perché possono essere un vettore per trasportarla, ad esempio con il cattivo smaltimento dei rifiuti e la cattiva abitudine di gettare la pelle del salamino nel bosco, poiché la suina può restare anche in carni non cotte come i salami di cinghiale. L'appello è unanime da parte delle autorità: si consiglia ai vacanzieri di non importare salumi da dove la malattia è presente, come ad esempio nel nord Italia. Fin qui il discorso sulla prevenzione. Ma accanto a ciò c'è anche un fase d'intervento che scatterà nel momento in cui dovesse arrivare il virus. In quel caso come in tutte le malattie infettive potrebbero scattare dei divieti: verranno limitate la caccia o le escursioni al di fuori dei sentieri a tutela della salute degli animali.

Per quanto riguarda i suini infetti si procederà con il sequestro dell’azienda, della soppressione degli animali infetti, la disinfezione degli spazi e il tracciamento dei contatti per evitare il diffondersi in altre aziende.

Per i cinghiali la situazione è un po' più complessa e le tempistiche più lunghe. Nel caso di contagio si elimineranno le carcasse ed eventualmente si limiterà lo spostamento degli animali con la posa di barriere. Importante in questo caso è anche la sorveglianza passiva: chi vede un cinghiale morto, deve subito avvisare il veterinario cantonale che procederà, in collaborazione con la sezione militare e la Protezione civile, allo smaltimento della carcassa.

Sei raccomandazioni di comportamento
- È vietato foraggiare gli animali selvatici (pastura)

-È vietato foraggiare i suini con resti alimentari

- Tutti i resti di cibo devono essere smaltiti in modo che siano inaccessibili ai cinghiali

- Evitare qualsiasi possibilità di contatto tra maiali domestici e cinghiali

- Rispettare le misure di disinfezione e d'igiene previste per gli allevamenti e le attività venatorie

- Durante i viaggi venatori all’estero pulire e disinfettare gli indumenti e l’attrezzatura in modo accurato. Effettuare le operazioni di pulizia e disinfezione già sul posto. Lavare accuratamente con lo shampoo anche il cane da caccia, il virus può depositarsi sul pelo e sulle zampe.

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