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CANTONEDalla due giorni delle donne di Unia spunta il progetto di un altro grande sciopero

21.05.22 - 17:27
Mobilitazione il prossimo 14 giugno, ma nel 2023 si scriverà «una nuova pagina della storia delle lotte femministe»
Ti-Press (Samuel Golay)
CANTONE
21.05.22 - 17:27
Dalla due giorni delle donne di Unia spunta il progetto di un altro grande sciopero
Mobilitazione il prossimo 14 giugno, ma nel 2023 si scriverà «una nuova pagina della storia delle lotte femministe»

BELLINZONA - Le donne del sindacato Unia si preparano a un nuovo grande sciopero, il 14 giugno dell'anno prossimo, per protestare contro le discriminazioni. In 160 si sono incontrate per due giorni a Bellinzona, in una riunione in cui hanno anche bocciato la riforma dell'AVS.

Tre anni dopo lo sciopero femminista del 2019, che aveva attirato mezzo milione di persone per strada, le discriminazioni nel mondo del lavoro restano troppo numerose, si legge in un comunicato diffuso oggi al termine della riunione. La riforma delle pensioni «è la goccia che fa traboccare il vaso», aggiunge Unia.

Per questa ragione, una mobilitazione è prevista il prossimo 14 giugno, ma se ne sta preparando una ancora maggiore per la stessa data del 2023. Quel giorno, sottolineano le donne del sindacato, «scriveremo una nuova pagina della storia delle lotte femministe in Svizzera».

Le 160 donne - un numero record - si sono radunate a Bellinzona per partecipare alla Conferenza dei tre Paesi (Svizzera, Germania, Austria) e all'undicesima edizione della Conferenza delle donne Unia. Durante i dibattiti hanno espresso la loro chiara opposizione all'innalzamento dell'età di pensionamento contemplato dalla riforma AVS 21.

Troppo spesso le donne percepiscono redditi bassi nell'arco di tutta la vita perché costrette a lavorare a tempo parziale, dovendo prendersi cura della famiglia, viene evidenziato nella nota. I salari bassi sono molto diffusi nelle professioni"tipicamente femminili" e raramente le donne hanno accesso alle posizioni meglio retribuite, deplora Unia.

Guadagnando meno degli uomini, anche i loro contributi al secondo pilastro sono inferiori e al termine del loro percorso lavorativo ricevono una rendita di un terzo più bassa. Bisogna quindi aumentare gli stipendi e le rendite delle donne e non la loro età di pensionamento, rivendica il sindacato.

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