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CANTONELa carica degli interpreti ucraini

05.04.22 - 08:31
Sono molto richiesti in Ticino: nei centri d'accoglienza, nelle scuole e anche negli ospedali
tipress
La carica degli interpreti ucraini
Sono molto richiesti in Ticino: nei centri d'accoglienza, nelle scuole e anche negli ospedali
All'appello del Cantone hanno risposto 120 volontari. L'agenzia specializzata: «Ci chiamano anche per le emergenze ospedaliere»

BELLINZONA - Ci sono la casalinga, il dirigente d'azienda, il pensionato. Non mancano i docenti con una formazione universitaria, e naturalmente le badanti e assistenti di cura. Chi è senza impiego e chi come Larysa un lavoro ce l'ha, ma ritaglia «volentieri il tempo necessario, se posso, per aiutare la mia gente». 

Il Ticino che parla ucraino - e all'abbisogna anche russo - ha risposto presente all'appello lanciato un mese fa dal Cantone con l'arrivo dei primi profughi. Sì, perché tra i tanti problemi che gli sfollati devono affrontare c'è anche quello - non secondario - della lingua. «Sia nella fase di registrazione che in quelle successive dell'accoglienza e dell'integrazione le figure degli interpreti sono assolutamente fondamentali» spiega Michela Trisconi, delegata cantonale all'integrazione. Il Cantone ha attivato una ricerca di volontari, a cui hanno aderito finora 120 persone da tutto il Ticino. 

Un piccolo esercito composto «per lo più di persone madrelingua ucraina o russa, che vivono qui già da diversi anni» spiega Trisconi. Oltre otto su dieci sono donne, «persone con una formazione universitaria ed esperienze di traduzione, insegnanti ma anche pensionati o casalinghe che hanno deciso di mettersi a disposizione». I più preparati vengono indirizzati all'agenzia Derman, che sta reclutando interpreti professionali. «Prima della guerra avevamo quattro collaboratori ucraini, ora ne abbiamo reclutati una ventina e siamo ancora in cerca» spiega la responsabile Rita Fanni: «La richiesta è molto alta, forniamo un servizio stabile nei centri federali di accoglienza e nei rifugi della protezione civile, su chiamata invece negli ospedali e nelle scuole. Per le urgenze ospedaliere abbiamo anche del personale reperibile fuori dagli orari d'ufficio». 

Larysa Bortolin, 51 anni, non vede l'ora di fare la sua parte. Insegnante di formazione, ha lasciato l'Ucraina nei primi anni 2000 per fare l'assistente di cura. A Cadro, dove vive con il marito (ticinese) ha una camera in più e non esclude «di ospitare dei profughi in futuro» ma per ora la tiene libera per sua madre e sua sorella. «Le prego tutti i giorni di venire qui, non vogliono lasciare il paese». Nell'attesa vorrebbe rendersi utile in qualche modo: «Per questo ho contattato il Cantone mettendomi a disposizione».

Alcuni interpreti volontari sono già stati impiegati nelle scuole comunali, per colloqui con genitori e allievi. Altri potrebbero essere chiamati negli sportelli dei Comuni a partire da questa settimana. La maggior parte «verrà però attivata nei prossimi mesi» spiega Trisconi, «per le attività estive rivolte ai minori durante la chiusura delle scuole ma anche per l'integrazione dei soggetti fragili, in particolare le donne con figli, per cui faremo capo alla rete delle associazioni che da anni lavorano in modo efficace sul territorio». 

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