«Purtroppo per gli allievi la mascherina è diventata la normalità»
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30.08.2021 - 18:030

«Purtroppo per gli allievi la mascherina è diventata la normalità»

Anche in Ticino è ricominciata la scuola. E il prossimo 13 settembre potrebbe avvenire un altro passo verso la normalità

Se l'obbligo di mascherina sarà revocato, anche docenti vaccinati potrebbero decidere di continuare a indossarla: «È una questione di sicurezza sanitaria»

BELLINZONA - Dopo dieci settimane di vacanze, oggi anche per gli allievi ticinesi è ricominciata la scuola. Ancora con l'obbligo di mascherina, sia per i ragazzi (non alla scuola dell'infanzia e alle elementari) sia per i docenti.

Un aspetto, questo, che non sembra comunque generare particolari problemi: ormai abituati dallo scorso anno scolastico, in molti sono arrivati in aula già equipaggiati del dispositivo di protezione. «Mi sono sembrati molto disponibili» ci dice Sabina Bassi, vicedirettrice della scuola media di Besso. Così anche nella sede di Giubiasco: «Per loro è ormai diventata un'abitudine, purtroppo» osserva il vicedirettore Andrea Malinverno.

Anche gli studenti della scuola cantonale di commercio a Bellinzona si mostrano ben disposti. «È un po' scomoda e fastidiosa, ma perlomeno siamo a scuola» dice uno di loro a tio/20minuti. Sarebbe invece più difficile mantenere le distanze: «I corridoi sono molto affollati, non è sempre possibile» afferma un'altra giovane.

Presto senza mascherina? - Fatto sta che - perlomeno per quanto riguarda la mascherina - l'obbligo d'indossarla in aula potrebbe ora durare soltanto due settimane. Se la situazione epidemiologica lo permetterà - come ha spiegato nei giorni scorsi il consigliere di Stato Manuele Bertoli, direttore del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport - per gli allievi delle medie diventerà facoltativa. E la potranno togliere anche docenti e studenti delle scuole post-obbligatorie, ma soltanto se vaccinati o guariti.

Un vantaggio relativo - «Tra i docenti si sentono le opinioni più disparate» ci dicono dalla direzione di un'altra scuola media del Luganese. «Noi sapremo soltanto se il docente ci avrà fornito un'autocertificazione, ma poi quello che succede in aula va sulla fiducia». La mascherina andrà comunque ancora indossata nei corridoi come pure quando non c'è la distanza di un metro e mezzo rispetto agli allievi. «Se un docente è vaccinato o guarito, il vantaggio è relativo» afferma Bassi. La questione si porrà piuttosto per eventuali quarantene, che «non scatteranno per i docenti vaccinati».

Vaccinati, ma con mascherina - E non è nemmeno detto che molti docenti ne approfitteranno. «Ci saranno probabilmente colleghi che decideranno di tenerla lo stesso, anche in considerazione del fatto che anche gli allievi non la indosseranno più» aggiunge la vicedirettrice della sede di Besso. Lo conferma Malinverno: «So che qualcuno continuerà a indossarla, anche se vaccinato». Alla fine si tratta di una questione di sicurezza sanitaria, come aggiunge il direttore di una sede del Luganese: «È una responsabilità nei confronti del prossimo».

L'OCST-Docenti: «Che fine faranno i dati dell'autocertificazione?»

Se l'obbligo di mascherina sarà revocato, i docenti vaccinati o guariti che la vorranno togliere in aula dovranno fornire alla direzione un'autocertificazione. Ma come saranno utilizzate le relative informazioni? Il sindacato OCST-Docenti ha scritto al direttore del DECS Manuele Bertoli chiedendo che «vengano definite le condizioni e le modalità d'uso dei dati contenuti nei formulari d'autocertificazione facoltativi compilati da docenti e allievi nelle scuole». Per il sindacato si tratta «di un'indicazione necessaria ai fini di una piena e certa tutela dei dati di docenti e allievi, già fornita in altri cantoni».

Inoltre, l'OCST-Docenti chiede un monitoraggio più approfondito della situazione epidemiologica nelle scuole ticinesi. Questo alla luce di quanto avvenuto, al rientro dalle vacanze, in altri istituti elvetici, come per esempio quello di Malans, nei Grigioni, dove è stata registrata una serie di contagi con relativa chiusura della sede. Da qui la richieste di effettuare test di massa regolari e almeno uno entro la fine di settembre, «per valutare gli effetti reali delle misure adottate durante le prime due settimane di scuola e decidere con maggiore cognizione di causa con quali provvedimenti proseguire l'anno scolastico».

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