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L'intervento degli uomini del Dipartimento del territorio a Gandria
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28.07.2021 - 17:350

«Le tragedie del 2014 ci hanno fatto cambiare approccio»

Il primo bilancio dei danni del maltempo con il direttore del Dipartimento del territorio, Claudio Zali

«Senza andare troppo lontano, se osservo quello che è successo sul Lago di Como, constato che da noi vi è una buona preparazione a questo tipo di eventi».

GANDRIA - Un Ticino che ha assorbito acqua come una spugna, reggendo tutto sommato bene il colpo. «La prima considerazione positiva è che non si è fatto male nessuno. Questo resta l’aspetto fondamentale» commenta il direttore del Territorio, Claudio Zali, di rientro da uno dei luoghi, la dogana di Gandria, dove il pendio è franato. L’impressione che poteva andar peggio è il primo riscontro effettuabile sulla base anche delle informazioni che arrivano dal suo Dipartimento, in queste ore al fronte del maltempo con circa 150 uomini, tra squadre di manutenzione della Divisione delle costruzioni, Sezione forestale, Ufficio dei corsi d’acqua, geologi, etc. 

Il terreno resta instabile - L’impegno di Zali e degli uomini del DT è però già proiettato alle prossime ore: «Dopo la fine o meglio la tregua delle precipitazioni, così mi dice il nostro geologo, il terreno continuerà a rimanere instabile ancora per qualche giorno. Il bilancio resta dunque intermedio, anche se sembra che la pioggia si sia placata un po’». Fortunatamente, continua Zali,  «è un bilancio relativamente positivo, non si sono avuti feriti, ma nemmeno grandissimi disastri. Senza andare troppo lontano, se osservo quello che è successo sul Lago di Como, che per pioggia e territorio è paragonabile al nostro, constato che da noi vi è tutto sommato una buona preparazione a questo tipo di eventi. Per quanto ci si possa preparare. Visto che questo è un evento di notevole portata, con una ricorrenza che mi si dice è tra i 10 e i 30 anni».

Autostrada preservata - Tre giorni d’acqua a Coldrerio come in tre mesi, ha misurato MeteoSvizzera. Il direttore del Territorio ha però immagini indelebili di come la pioggia possa trasformarsi in dramma: «Sono in carica dal 2013 e ho vissuto le due tragedie del 2014 a Bombinasco e Davesco, il loro ricordo è ancora vivo in tutti e ci ha fatto cambiare paradigma. Evidentemente si può sempre fare di più e cercheremo di farlo. Soprattutto per le misure strutturali che non si possono improvvisare dalla mattina alla sera». Tra le misure che hanno dato buona prova, Zali ne cita una: «Se a Capolago non ci fosse stata una miglioria delle opere di protezione, stavolta avremmo avuto l’austrostrada bloccata. Ma provvedere richiede tempo, oltre che mezzi».

Preparazione e fortuna - Il territorio oggi ha retto, ma i fenomeni estremi si intensificano. Significa per voi dover fare di più? «Abbiamo già iniziato reagendo alla tragedia del 2014, sia dal profilo organizzativo sia da quello delle leggi applicabili e, compatibilmente con i mezzi a disposizione, anche sul terreno. A inizio agosto faremo una nuova riunione di debriefing per discuterne. Cerchiamo di imparare da ogni lezione che riceviamo. Non è tutto merito nostro, perché a Gandria siamo anche stati fortunati. La sicurezza assoluta non esiste» dice Zali.

Anche l'edilizia va adattata - Paradossalmente il dramma peggiore, più che da una riva scoscesa, poteva verificarsi sotto la pensilina della stazione di servizio crollata a Grancia. «Anche l’opera dell’uomo va rimessa in discussione e la nuova legge edilizia, al vaglio del Parlamento, lo fa introducendo maggiori esigenze» nota Zali. Sul costruito in generale, il consigliere di Stato sottolinea come «sovente i manufatti risalgono a molti anni fa in situazioni, con conoscenze e con una cultura diversa del territorio. Ci ritroviamo infatti ad avere sempre gli stessi punti in difficoltà, perché si tratta di costruzioni che oggi non verrebbero più autorizzate». Ad esempio le case nell’alveo allargato della valle sopra Bissone.

L'impatto finanziario delle piogge - Non è la pandemia, ma quella climatica resta un’emergenza che può fare altrettanto male. «La politica finora non ha fatto difficoltà nel comprendere queste necessità. Siamo fortunati ad avere le risorse, come nazione e come Cantone, per poter realizzare l’indispensabile». Anche perché come si suol dire in questi casi sono investimenti per evitare guai maggiori. ll bilancio resta provvisorio, ma una conta dei danni si può stimare: «Non sono crollati grandi manufatti, ma i danni restano nell’ordine dei diversi milioni di franchi. Ci sono disagi che non si vedono, ad esempio dietro a una strada intatta può esserci una camera di protezione che si è riempita di materiale e andrà svuotata prima della prossima grande pioggia». Si spera dunque in una tregua. Per farsi trovare pronti al prossimo evento epocale. Che non sarà fra trent'anni purtroppo.

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