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14.06.2021 - 15:130
Aggiornamento : 17:00

SUPSI: «Scuola a distanza anche dopo la pandemia»

È stato un 2020 complicato per l’Istituto superiore cantonale, che ha portato a un consuntivo 677mila franchi in rosso.

Con le aziende in difficoltà «la formazione è passata in secondo piano e il numero di iscritti è calato».

LUGANO - È stata un’annata particolare per le scuole del nostro cantone. E la SUPSI non costituisce un’eccezione. Tanti gli investimenti fatti, in particolare con la costruzione del nuovo campus di Viganello, e in diminuzione, causa pandemia, gli allievi. È quanto emerso oggi durante la presentazione del rapporto annuale 2020 di Alberto Petruzzella, Presidente del consiglio SUPSI, e Franco Gervasoni, Direttore generale.

L’impatto del Covid - Un bilancio, quello della Scuola universitaria professionale, che si chiude con un negativo di 677mila franchi. Una perdita da imputare in primis «al calo degli iscritti nella formazione continua, destinata a chi ha già una professione. Le aziende e le istituzioni si sono trovate ad affrontare la pandemia, e perfezionamenti e specializzazioni sono stati un po’ messi da parte. Soprattutto per quel che concerne l’ambito sanitario», chiarisce Petruzzella. Dei ritardi nei progetti di ricerca avrebbero inoltre giocato un loro ruolo nell’esito finale.

Investimenti chiave - Entrambi i membri della direzione si sono comunque detti soddisfatti dei risultati ottenuti nell’ultimo anno, soprattutto nella gestione della didattica a distanza, che è stata applicata in maniera preponderante da marzo 2020 in poi. Si è accennato in particolare al progresso tecnologico in cui la SUPSI ha investito negli ultimi anni e al ruolo importante che ha giocato nel livello di qualità raggiunto con la scuola da casa. 

Ancora distanze - Una modalità di lavoro, quella dello smart-learning, che non sarà completamente abbandonata, ha sottolineato Gervasoni: «Abbiamo imparato che ci sono alcune attività che erogate e fruite a distanza non perdono in alcun modo di qualità e che continueranno quindi a caratterizzare la nostra formazione in questa forma. Questo anche per dare più flessibilità a chi svolge in parallelo un’attività professionale». Gli esempi citati sono le lezioni teoriche, nonché quelle svolte in plenaria o in grandi gruppi, i colloqui, le attività di accompagnamento e le esercitazioni. Rimarranno invece in presenza laboratori, seminari, progetti, attività pratiche ed esami. Questi ultimi saranno svolti direttamente a scuola già quest’estate.

Rispondere alla domanda - E riguardo all’apertura della formazione per l’insegnamento del tedesco a livello di scuola media anche a chi non ha fatto degli studi in germanistica: «L’idea è quella di non scendere nel livello qualitativo dell’insegnamento, ma di aiutare a colmare il bisogno di docenti in questo ambito dando spazio ad altri profili. L’abbiamo fatto anche con la matematica aprendo l’accesso agli studenti di ingegneria». 

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