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«Vado avanti a morfina, chiedo giustizia»
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BELLINZONA
02.12.2020 - 07:310
Aggiornamento : 10:25

«Vado avanti a morfina, chiedo giustizia»

Continua la lotta di un 30enne contro il medico che lo ha operato alla schiena: «Io, danneggiato. E nessuno risponde».

Lo specialista in questione respinge ogni accusa: «Sono sempre stato corretto. Mi spiace essere denigrato in questo modo».

BELLINZONA - Tre anni fa è stato operato alla spina dorsale. Ancora oggi nella sua schiena ci sarebbero due viti che “ballano”. Lui non può più lavorare. «E vado avanti a morfina». È ancora in stand by la situazione del 30enne del Bellinzonese che nel 2019 aveva segnalato al Ministero Pubblico un neurochirurgo del Luganese. Si trattava dello stesso specialista finito nella bufera a causa di presunte operazioni fasulle. «Chiedo rispetto e giustizia», dice il giovane padre di famiglia.

Problemi con l’invalidità – Nel 2017 il 30enne si era sottoposto a un doppio intervento. Il primo nel Locarnese, effettuato da un altro medico, il secondo nel Luganese. «Il neurochirurgo in questione non si è mai accorto che le viti che mi avevano piazzato durante la prima operazione non erano più stabili. Io avevo dolori atroci. Ma lui continuava a dire che andava tutto bene. Anche per questo oggi mi ritrovo impossibilitato a ricevere una rendita di invalidità. La richiesta, infatti, l’avevo avanzata quando ancora non avevo chiesto il parere di altri medici. Quindi l’AI si basa su quanto dichiarato dal quel neurochirurgo».

In cerca di un risarcimento – Ed è proprio dopo avere sentito altri pareri che il 30enne decide di procedere per vie legali. E di chiedere anche un risarcimento. «Perché, nonostante tutte le lettere che il mio avvocato ha mandato al Ministero Pubblico, non riesco ad avere una risposta? Con questo silenzio mi stanno creando problemi nel ricevere una rendita d’invalidità che mi spetterebbe. Perché anche se vorrei tanto lavorare, io ogni volta che mi muovo ho un dolore».

Il terrore di un ulteriore intervento – Sono passati oltre mille giorni dall’intervento “sotto accusa”. Da allora la vita del giovane papà è cambiata completamente. «So che per tentare di aggiustare almeno parzialmente la situazione dovrei operarmi di nuovo. Ma, lo ammetto, ho il terrore. Ho l’incubo di finire di nuovo in cattive mani e di restare in sedia a rotelle».   

La telefonata al medico – Contattato da Tio/20Minuti presso il suo studio, il neurochirurgo in questione allontana prima di tutto i dubbi su una sua sospensione legata a presunte operazioni fasulle. Sostiene di avere sempre continuato a lavorare in questo periodo, di essere una persona onesta e di avere sempre dato il meglio in ambito professionale, con risultati evidenti. Ci fa notare anche come la verità sul suo conto, stando a dati in suo possesso, stia piano piano venendo a galla. 

Alternative non prese in considerazione ­– Sul caso specifico del 30enne, il medico fornisce la sua versione. Ricorda di essere sempre stato gentile e corretto con lui. E che al giovane sono state proposte varie alternative per risolvere la sua situazione (una nuova operazione, appunto, ndr). Il neurochirurgo si definisce infine dispiaciuto per un presunto accanimento nei suoi confronti, sia da parte della stampa, sia da parte del giovane padre del Bellinzonese.  

La nuova replica – Il 30enne, tuttavia, non ci sta. «Mi spiace insistere. Ma qui si tratta della mia salute e della mia dignità. Sono stati altri medici, a cui mi sono rivolto per un ulteriore parere, a suggerirmi di denunciare come era stata fatta questa operazione. Non mi sono inventato nulla purtroppo. Varie alternative? Mi è stato proposto di operarmi di nuovo, è vero. E ho già confessato di avere tanta paura. La proposta comunque non è arrivata dal neurochirurgo in questione, bensì dagli altri medici a cui ho chiesto un parere. Forse sarebbe il caso di assumersi per le proprie responsabilità».

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