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BELLINZONA
14.06.2020 - 15:180
Aggiornamento : 17:58

Lo sciopero delle donne quest'anno chiede a gran voce "rispetto"

Il mosaico rivelato in Piazza del Sole è composto da 49 tessere, ognuna per una rivendicazione.

Donne e uomini in ginocchio per denunciare ogni forma di razzismo: “Non è possibile separare la questione razziale da quelle di classe e di genere”.

BELLINZONA - È passato un anno dallo sciopero delle donne che coinvolse più di mezzo milione di persone. Il 14 giugno è una data ora colorata di viola. Anche oggi, nonostante le restrizioni imposte dalla pandemia di coronavirus, le rivendicazioni non sono state dimenticate. E anche oggi è previsto lo sciopero.

Uno sciopero importante «per mettere in luce l’immensa mole di lavoro domestico e di cura non retribuito svolto principalmente dalle donne», come evidenziato dal collettivo femminista “Io l’8 ogni giorno”. Negli scorsi giorni sono apparsi in tutto il cantone “alberi femministi”, con rami rivestiti da messaggi contro le discriminazioni e a favore della parità, ma anche i volti delle pioniere svizzere del diritto di voto. Tra le frasi appese anche quella di Angela Davis: “Non è possibile separare la questione razziale da quelle di classe e di genere”, oggi attuale più che mai.

A mezzogiorno è stato organizzato un pic-nic che è anche un’assemblea femminista, in Piazza del Sole a Bellinzona. Un momento per «lasciare spazio all’espressione, dopo questi mesi in cui le discussioni sono continuate solo online», indossando una t-shirt che invoca “rispetto”, messaggio ispirato alla celebre canzone di Aretha Franklin. È proprio "rispetto" il protagonista della giornata di oggi, ricreato anche in un mosaico gigante formato da 49 tessere, ognuna per una rivendicazione. E al termine della rivelazione del mosaico, i presenti si sono inginocchiati per denunciare ogni forma di razzismo nel segno del movimento internazionale BlackLivesMatter.

«La piazza ha detto anche grazie a tutte le donne che durante l’emergenza Covid-19 si sono sobbarcate l’onere del lavoro di cura, del lavoro remunerato e non remunerato, alle donne che hanno dimostrato che le mani della cura sono più forti della paura, nelle corsie degli ospedali o tra gli scaffali dei grandi magazzini», scrive la rete "nateil14giugno", di cui fanno parte UNIA, SEV, Syndicom, VPOD, SSM, OCST Donna-Lavoro, Coordinamento donne della sinistra, SISA, Forum Alternativo, POP, GISO, SOS Ticino, AvaEva, Associazione Archivi Riuniti delle Donne Ticino, Associazione Donne PPD, Le Giovani Verdi, Associazione Dialogos, Casa Armonia.

Le 15.24 è l’orario simbolo dello sciopero: «A quest’ora le donne smettono di guadagnare, il loro lavoro non conta più, non ha valore». Per questo sui social è stato condiviso un orologio che segna le ore: «discriminazione, sessismo, oppressione, incitamento all’odio, violenza, doppi ruoli, strutture carenti, molestie, pensioni misere, stereotipi e salari bassi». E alle 15.24 l'orologio si fermerà per ricordare la disparità salariale, «una vergogna persistente».

 

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