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CANTONE
25.08.2020 - 07:010
Aggiornamento : 10:16

Lo etichettano come finto invalido: è costretto a lasciare la sua Svizzera

La disavventura con l’assicurazione invalidità di un 50enne ticinese, un po’ troppo entusiasta. Fuggirà all'estero.

Un incidente. Poi la rendita parziale. Ma qualcuno gli fa “la spia”, interpretando male la sua iperattività innata. E lui finisce nei guai. Ecco come è andata.

BELLINZONA - «Cara Svizzera, addio». Storia di un 50enne ticinese costretto ad abbandonare la sua terra a causa di un pasticcio con l’assicurazione invalidità (AI). L’uomo si trasferirà all'estero. La sua è una vicenda emblematica, che dimostra come il Cantone sia sempre più vigile in merito alle questioni legate ai falsi invalidi. «Il fatto – afferma il nostro interlocutore – è che io non sono un falso invalido».    

La premessa – Chiariamo subito una cosa: i problemi fisici ci sono. E sono provati da referti medici. Ma a impantanare il protagonista di questa infinita Odissea sono state la sua ingenuità e la sua tendenza (innata) all’iperattività nonostante le condizioni di salute. Non siamo dunque di fronte a qualcuno che ha tentato di truffare lo Stato.

L’incidente – A fine anni '90 l'uomo avrà un grave incidente, con conseguenti seri problemi di salute. «Dopo un lento ritorno a una normalità che non era più quella di prima, ho ottenuto l’invalidità parziale. Nel resto del tempo, facevo vari lavoretti, dichiarandoli sempre alle tasse».

La spia – Tutto bene fino a un paio di anni fa. L'uomo viene chiamato dal Cantone per una revisione. «Il funzionario AI mi dice che una persona anonima ha fatto la spia, raccontando che lavoravo in nero e più della percentuale permessa. In seguito vengo a sapere dall'avvocato che si trattava di una persona, a me sconosciuta, alla quale era stata negata la rendita».

Pedinato per una settimana – Il 50enne non lo nasconde. Nonostante l’handicap aveva voglia di mettersi in gioco. Questo suo “entusiasmo” può avere causato malintesi in alcuni che non conoscevano la sua condizione specifica. «Mi hanno anche pedinato per una settimana. E la rendita mi è stata sospesa con effetto quasi immediato. Ho fatto ricorso presso il Tribunale delle assicurazioni e l’ho vinto».

La raccomandata – Allo stesso tempo, il Tribunale obbliga l’AI a ripristinare la rendita, compresi gli arretrati. «Un giorno arriva una raccomandata. Ero convinto si riferisse ai soldi arretrati che mi dovevano. Invece no. Mi chiedevano la restituzione di tre mesi di aiuti».

Con le spalle al muro – A quel punto, il protagonista della vicenda si rivolge a un noto avvocato. «Avrei potuto fare un nuovo ricorso, dopo quello già vinto. Ma l'avvocato mi ha sconsigliato questa via. L’AI, teoricamente, avrebbe potuto chiedermi indietro vari anni di rendita. È assurdo. Una persona sconosciuta era arrabbiata col Cantone. È andata a raccontare che io facevo chissà quali lavori di nascosto e ora mi trovo con le spalle al muro».

Un sentimento di amarezza – Il 50enne è sconsolato. «La mia vita in Ticino è rovinata. Non posso andare né in disoccupazione, né in assistenza. E non posso neanche cercare impiego. Me ne vado all'estero. A malincuore. Mi sento tradito dalla mia patria».

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