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27.05.2020 - 06:410
Aggiornamento : 09:23

Il paradosso: la mascherina che mette in crisi il riconoscimento facciale

Come faranno cellulari e altri impianti incentrati sul riconoscimento del viso se dobbiamo indossare una mascherina?

Se ne parlerà giovedì sera in un dibattito online, visibile in streaming, organizzato dal gruppo Cyber Sicuro

LUGANO - Tempi duri per il riconoscimento facciale. Quante volte in questi giorni coloro che usano un cellulare di ultima generazione con il riconoscimento facciale avranno imprecato perché indossando la mascherina protettiva il proprio telefonino non rispondeva ai comandi.

Ormai sia nei telefonini ultramoderni, sia negli impianti smart per videosorveglianza, che in altri dispositivi di uso comune, il riconoscimento del viso è un sistema molto diffuso. Tuttavia l’arrivo del COVID-19 e con il fatto che indossiamo una mascherina ha riproposto una riflessione proprio su questo argomento. Giovedì sera dalle 17.00 alle 18.45 se ne parlerà in una conferenza online dal titolo “Riconoscimento facciale e controllo della distanza sociale post epidemia”. Il dibattito - organizzato dal Gruppo Cyber Sicuro del Cantone Ticino e vedrà la partecipazione di diversi interlocutori – potrà essere seguita gratuitamente in streaming sulla Piattaforma Microsoft Teams, previa iscrizione al sito www.cybersicuro.ch. A moderare l’incontro sarà Alessandro Trivilini, membro del Gruppo Cyber Sicuro.

Alessandro Trivilini, cellulari e videocamere di ultima generazione sviluppano il sistema del riconoscimento facciale. Se dobbiamo indossare una mascherina protettiva nei prossimi mesi, è indubbio che questo rappresenta un problema.
«È un aspetto determinante, gli apparecchi di oggi, dotati di sensori per il riconoscimento facciale, potrebbero non più riconoscere i volti delle persone che indossano la mascherina di protezione. In questo ambito, la ricerca scientifica sta sviluppando delle varianti di algoritmi capaci di superare questi limiti. Inoltre, da un punto di vista tecnico, questo tipo di tecnologia potrebbe essere impiegata a livello teorico anche per la verifica della distanza sociale nei luoghi pubblici sensibili».

Il sistema del riconoscimento facciale incontra parecchie perplessità da parte della popolazione. Non tutti sono d’accordo. Come mai secondo lei?
«Consentire a un algoritmo intelligente di riconoscere il volto di una persona per molto è un gesto tecnico percepito come un'azione invasiva. Anche per questo a inizio anno a livello europeo era in forte discussione l'ipotesi di fermare lo sviluppo di questo tipo di tecnologia».

Non pensa che il riconoscimento facciale possa generare forme di schedatura degli individui?
«Il pericolo esiste laddove le regole e i protocolli di sicurezza sono carenti e mal interpretati. In Cina, per esempio, dove la digitalizzazione ha già digitalizzato i processi, queste tecniche sono ampiamente usate per sorvegliare i cittadini ovunque, al fine di dar loro un punteggio in base al loro comportamento nelle svariate attività quotidiane. Noi non siamo la Cina, ma la tecnologia usata per riconoscere i volti segue gli stessi sviluppi scientifici. La differenza la fa la sua applicazione e integrazione. Per questo è importante informarsi in forma semplice e accessibile».

È ipotizzabile che in futuro oltre al riconoscimento facciale, ci possano essere altre forme per individuare una persona?
«Sì, che di fatto già esistono. Pensiamo a ciò che da tempo abbiamo sullo smartphone: le impronte digitali. Questi due elementi insieme rappresentano la più grande raccolta di dati sensibili personali mai vista prima. Ma la notizia è che molte persone che acquistano strumenti digitali di ultima generazione rimangono affascinati dagli effetti tecnologici senza porsi il problema della privacy, dell'etica e della sicurezza che riguardano questi tipi di dati».

Cyber Sicuro è un gruppo strategico di riferimento per quanto riguarda la sicurezza informatica. Quali sono le falle più evidenti che avete riscontrato durante la vostra attività.
«Cyber Sicuro è un gruppo strategico nominato dal Consiglio di Stato del Cantone Ticino per i temi di sicurezza informatica (cybersecurity). Con sempre maggiore frequenza emergono ondate di attacchi informatici, e di Phishing in particolare, che avvicinano cittadini e aziende con lo scopo di storcere loro denaro. Più che di falle emerge con forza la necessità di rinforzare il fattore umano nell'uso quotidiano delle tecnologie digitali, e in particolare per ciò che riguarda la diffusione di informazioni autorevoli che possano aiutare i cittadini e le aziende a distinguere le notizie false che sempre più sfruttano il caos, la confusione e la scarsa alfabetizzazione digitale per fare soldi in modo illecito a nostre spese».

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