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05.08.2019 - 19:200
Aggiornamento : 20:21

Divieto d’entrata in Svizzera per il marito della “zingaraccia” di Salvini

Norman Gobbi chiarisce che il rom che si è vantato di avere «truffato gli svizzeri che hanno soldi» è «noto». Sono in corso ulteriori chiarimenti anche oltre Gottardo

MILANO - Si è vantato in televisione di avere «truffato gli svizzeri» e di avere portato i soldi in Italia per dare un futuro migliore ai suoi figli. Stiamo parlando del rom che vive in un campo nomadi alla periferia di Milano, in via Monte Bisbino, marito di quella che Matteo Salvini ha definito «zingaraccia».

Su di lui ha preso ora posizione Norman Gobbi che su Facebook, dopo essere stato sollecitato da molti, ha scritto: «Il rom è noto e si è già beccato un divieto d’entrata in Svizzera». Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha inoltre aggiunto: «Stiamo facendo ulteriori chiarimenti, anche coi colleghi d’oltre Gottardo, e se del caso la nostra Polizia cantonale si metterà in contatto con i colleghi italiani». 

La vicenda tiene banco ormai da giorni in Italia. La donna era stata intervistata dal Giornale e aveva detto: «A Salvini andrebbe tirato un proiettile in testa». Il ministro dell’Interno aveva replicato durante un’intervista rilasciata a Sky Tg24 e poi con un tweet: «Ma vi par normale che una zingara a Milano dica “A Salvini andrebbe tirata una pallottola in testa”? Stai buona, zingaraccia, stai buona, che tra poco arriva la ruspa».

E “la zingaraccia” è stata trovata e intervistata da “Stasera Italia”, programma di Rete4. Nel campo rom abusivo alla periferia nord di Milano le baracche hanno lasciato il posto alle case a due piani. «Servirebbe un proiettile, sì, l’ho detto - ha confermato senza esitazione la donna -. Io mi sento minacciata. Salvini ce l’ha con gli zingari». Dopo avere mostrato la sua villetta, con interni sfarzosi e decorazioni dorate, ha raccontato: «Rubavo, certo, rubavo. Tutto quello che mi capitava. Ho combattuto tutta la mia vita affinché i miei figli non finiscano nello stesso modo. Ci ho messo quattro anni per costruire questa casa. Per i miei figli».

La casa si trova su terreni non edificabili ed è stata costruita senza avere ricevuto alcun permesso. Quella e le altre abitazioni dovrebbero essere rase al suolo secondo la Lega. «Lui ci vuole proprio sterminare. In ogni campo in cui è entrato ha abbattuto tutto - ha aggiunto la donna, agli arresti domiciliari da quasi sette anni -. Dove finiscono i miei figli? Andare a rubare? Per forza».

Davanti alla telecamera si è espresso poi anche il marito: «Voglio un condono. Se vieni a buttare la mia casa mi do fuoco con una tanica di benzina». E poi la stoccata: «Ho rubato per questa casa, per fare crescere i miei figli. Sono stato in carcere. Per furto, per truffa. Ma non ho truffato gli italiani. Ho truffato gli stranieri, in Svizzera, perché hanno i soldi. E ho portato qui i soldi».

Anche Norman Gobbi, quindi, si è affidato al canale social per una risposta: «Fiero che dal 2012 il Ticino non accoglie più carovane di nomadi stranieri e che perseguiamo regolarmente i rom che compiono reati sul nostro territorio provenendo dai campi illegali in Lombardia e Piemonte, come quello gestito dal “novello Robin Hood” 🤦🏼‍♂️ e dalla sua “signora”. Per un Ticino sicuro e accogliente».

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