Botte che potevano essere letali

A processo una madre accusata di tentato omicidio intenzionale. Al banco degli imputati siede anche il padre. Dovrebbe esserci anche il nonno, che però non si è presentato
LUGANO - Con pugni, calci e colpi inferti con la fibbia della cintura, in sei occasioni avrebbe messo a repentaglio la vita dei suoi figli. È quindi chiamata a rispondere di tentato omicidio intenzionale una madre di 38 anni che oggi compare davanti a una Corte delle Assise criminali, presieduta dal giudice Mauro Ermani e riunita a Lugano. La donna si trova in carcere dal 24 gennaio dello scorso anno.
Ma al banco degli imputati siede anche il marito 33enne. L’uomo è accusato di lesioni semplici per aver colpito la moglie in almeno novantasei occasioni. E si parla poi di ripetuto abbandono, in quanto non sarebbe intervenuto per sottrarre i figli alle sevizie inferte dalla donna.
Oggi in aula ci dovrebbe essere anche il nonno, accusato di violazione del dovere d’assistenza o educazione. Dovrebbe, perché non si è presentato. La Corte ha pertanto deciso di procedere, nei suoi confronti, in contumacia.
I fatti, come si evince dall’atto d’accusa firmato dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni, risalgono al periodo compreso tra l’estate del 2015 e il 24 gennaio 2017. All’epoca la famiglia risiedeva nel Mendrisiotto.
In aula gli imputati sono difesi dagli avvocati Pascal Cattaneo, Stefano Camponovo e Marco Masoni.




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