Nestlé, il ritiro coinvolgerebbe «oltre 800 prodotti»

È il più grande nella storia del colosso e coinvolgerebbe più di dieci fabbriche
LOSANNA - Il richiamo di alimenti per neonati operato da Nestlé riguarderebbe «oltre 800 prodotti provenienti da più di dieci fabbriche del gruppo». Lo scrive il ministero federale austriaco del lavoro, degli affari sociali, della salute, dell'assistenza e della tutela dei consumatori (BMASGPK). Contattato dall'agenzia Awp, il gruppo non conferma queste informazioni.
«È il più grande richiamo nella storia dell'azienda», affermano i funzionari nella loro nota. Il gigante alimentare possiede in particolare lo stabilimento di Konolfingen, nel canton Berna, specializzato in alimentazione infantile e produttore dei marchi BEBA Bio e Alfamino. Nestlé controlla anche la fabbrica di Boué, nel nord della Francia, che produce i preparati Guigoz e Nidal. In Germania, il gruppo produce latte BEBA nello stabilimento bavarese di Biessenhofen. Ma l'allarme è scattato a seguito di un autocontrollo effettuato nell'unità olandese di Nunspeet.
«A conoscenza della contaminazione dall'inizio di dicembre» - Secondo la rete europea di allerta alimentare RASFF oltre 30 paesi hanno ricevuto prodotti provenienti dalla Germania, mentre 60 stati sono stati riforniti da Nestlé Paesi Bassi, sottolinea Ingrid Kragl, responsabile dell'informazione dell'organizzazione non governativa Foodwatch France, interpellata dall'Awp. «Nestlé era a conoscenza almeno dall'inizio di dicembre della contaminazione dell'olio di arachidi utilizzato per la produzione di prodotti destinati ai neonati. Questo olio è stato utilizzato in una decina di stabilimenti Nestlé in Europa. Solo dal 5 gennaio 2026 Nestlé ha però iniziato a diffondere informazioni e richiami, con il contagocce, nonostante siano coinvolti più di 60 paesi. È scandaloso», sostiene l'attivista.
«Nessun caso di malattia correlato» - Anche in Svizzera all'inizio dell'anno Nestlé ha proceduto al ritiro di alcuni lotti di diversi prodotti per l'alimentazione infantile BEBA e Alfamino come «misura precauzionale a causa della possibile presenza di cereulide, prodotta dal microrganismo Bacillus cereus». Questa sostanza, che può provocare nausea e vomito, è stata rilevata in un ingrediente proveniente da un fornitore e utilizzato nei lotti interessati. «Finora non sono stati segnalati casi di malattia correlati al consumo dei prodotti in questione», assicura Nestlé Svizzera.
Le ripercussioni aziendali - La vicenda sta preoccupando anche gli investitori, sebbene l'impresa si sia affrettata a far sapere che non dovrebbe avere effetti finanziari significativi: i prodotti dei lotti ritirati rappresentano infatti meno dello 0,5% del fatturato annuo dell'impresa, ha sottolineato il gruppo. Malgrado ciò secondo il Financial Times quanto successo potrebbe costare caro, non solo in termini di mancati guadagni. Gli eventi rischiano infatti di danneggiare la reputazione dei marchi, oltre a rappresentare una battuta d'arresto per il nuovo presidente della direzione, Philipp Navratil, al lavoro per ricostruire la fiducia nella multinazionale.
Il richiamo del latte per neonati, sottolinea la testata inglese, rappresenta un inizio d'anno difficile per Navratil, promosso alla carica di CEO in settembre dopo l'allontanamento del suo predecessore Laurent Freixe, travolto da una relazione sentimentale segreta con una sua collega diretta subordinata. Navratil sta cercando di rilanciare la crescita e ridurre il debito del gruppo, fra l'altro tagliando 16'000 posti di lavoro nei prossimi due anni.
Il danno di reputazione - Per gli analisti, il ritiro del latte in polvere è suscettibile di causare un danno duraturo alla reputazione dei marchi, aggravando la perdita di credibilità di Nestlé dopo una serie di problemi operativi e accuse di governance aziendale inadeguata. Nestlé, infatti, è stata anche oggetto di critiche in Francia, dove le autorità hanno fatto irruzione nei suoi uffici lo scorso luglio nell'ambito di un'indagine sul suo presunto utilizzo di metodi di filtrazione non autorizzati nelle acque minerali in bottiglia. Negli Stati Uniti, invece, lo scorso anno ha dovuto ritirare dal mercato dei pasti surgelati a causa di timori di contaminazione.
Jean-Philippe Bertschy, analista di Vontobel, sostiene che il rischio reputazionale derivante dall'ultimo ritiro è più preoccupante dell'impatto finanziario. «L'incidente lascia l'amaro in bocca per quanto riguarda l'esecuzione e la comunicazione di Nestlé, priorità fondamentali per la nuova leadership, in un ambito in cui le aspettative erano elevate. Questo è tutt'altro che rassicurante per gli investitori e riaccende le preoccupazioni sul controllo in un settore sensibile alla reputazione».
Secondo un esperto di Jefferies la risposta dei consumatori ai richiami varierà a seconda del mercato. Preoccupazione viene in particolare espressa per la Cina, dal momento che il richiamo del 2013 da parte di Danone del suo marchio Dumex aveva causato una perdita di 800 milioni di euro nelle vendite nel paese.
Oggi l'azione Nestlé in borsa è tornata a respirare un po', dopo un inizio d'anno da dimenticare. Nel pomeriggio il titolo guadagna circa lo 0,6%, in un contesto di mercato poco mosso (SMI +0,2%), ma la performance 2026 è al momento del -4%, per un valore che ha deluso negli ultimi anni: sull'arco di un lustro ha perso il 26%.



