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06.12.2017 - 19:570

Una perizia per la LIA

Il Consiglio di Stato si affiderà a degli esperti per valutare le possibilità di sopravvivenza della legge

BELLINZONA - Il Consiglio di Stato, a quattro mani con la Commissione di vigilanza LIA, ha deciso di richiedere una perizia per capire quali sono le possibilità di sopravvivenza per la norma sulle imprese artigianali. Lo riferisce la RSI.

La decisione arriva in seguito alla recente sentenza pronunciata dal Tribunale cantonale amministrativo ticinese (TRAM), che esprimendosi sul ricorso di una ditta che contestava l’obbligo di iscriversi all’albo, oltre a darle ragione metteva pure in dubbio la legittimità della legge stessa.

1 mese fa Lia, la sentenza del Tram è «una vittoria per l’imprenditorialità ticinese»
Commenti
 
Mag 1 mese fa su tio
Salviamo la LIA (un idea gratis)? Il concetto su cui si basa la legge LIA è un concetto nobile e utile, la sua applicazione pratica, aldilà delle vertenze legali in corso, secondo me non mette efficacemente in atto tale concetto. La legge istituisce una prassi amministrativa preventiva alla pratica lavorativa dell’artigiano edile ma non una tutela direttamente il cliente finale dell’artigiano. Verificare il passato giuridico dell’artigiano penso che sia una cosa opportuna da farsi a titolo di prevenzione e la legge LIA esercita giustamente tale attività. Ma laddove una legge vuole migliorare qualitativamente un attività (intento base della LIA), dovrebbe farlo verificando il prodotto o servizio effettivamente prestato al cliente. Quante ditte perfette sulla carta hanno poi prodotto o effettuato lavori qualitativamente alquanto discutibili? Secondo me la LIA dovrebbe essere ridisegnata per istituire una verifica qualitativa dei lavori espletati dagli artigiani. Ogni artigiano dovrebbe rimanere obbligato a iscriversi mostrando solo e giustamente che non ha pendenze di legge importanti; questo tutela i suoi potenziali clienti. I costi d’iscrizione dovrebbero essere facilmente affrontabili da chiunque. Una volta iscritto l’artigiano dovrebbe subito comparire nell’albo pubblico. L’attività della LIA (sotto la supervisione della commissione di vigilanza LIA) dovrebbe pero' essere esercitata per verificare a campione l’effettiva qualità delle opere svolte da una determinata ditta, selezionata a caso per la verifica. Questa ispezione andrebbe effettuata in base a un sistema standardizzato di verifica qualitativa. Le associazioni di categoria potrebbero stilare tale "lista di verifica". Se la verifica fallisce (punteggio non soddisfacente) la ditta verificata dovrebbe dapprima essere obbligata a rimediare alle scarse prestazioni effettuate al cliente e, il responsabile o titolare della ditta artigiana, dovrebbe essere obbligato a sottoporsi ad un programma di formazione correttivo, per poter nel frattempo continuare ad esercitare la sua attività. Una sanzione proporzionata potrebbe essere inflitta o meno. L’albo online elencherebbe quindi tutte le ditte presenti in Ticino o che operano o vogliono operare sul territorio del cantone. Ma l’albo dovrebbe anche pubblicare i punteggi delle verifiche effettuate sulle ditte artigiane. Visto questo, alcuni artigiani potrebbero addirittura chiedere l'ispezione volontaria in quanto un buon punteggio sarebbe una buona pubblicità per loro. La LIA quindi verterebbe sulla tutela del cliente finale visto che, molto spesso, questi non è esperto nei servizi che artigianali che chiede. Penso (da ignorante) che questo tipo di paradigma sia anche costituzionale, ma sicuramente non stigmatizzabile.
Cleofe 1 mese fa su tio
La lia che non serve a nulla se non a svuotare le tasche delle imprese....
87 1 mese fa su tio
Cambiandogli il nome e destinatari, infine completando con alcune modifiche, si può tenere il concetto LIA. Non più rivolto agli artigiani, ma rivolto ai politici. Se vuoi fare il politico non è sufficiente essere eletto a maggioranza, ma devi dimostrare di avere le capacità di capire il popolo che rappresenti. Quindi ai vari politici impresari che di lavoro operaio ne hanno fatto poco (se non niente), propongo di farsi un periodo di almeno 6 mesi di "rodaggio" come cittadino comune prima di assumere una qualsiasi carica politica. Sulla base del principio LIA che chiede di fare un rodaggio dopo il diploma o di lavoro qualificato. Il principio LIA è lodevole solo sulla carta, ma fa schifo per la limitazione economica verso i giovani (a cui vengono tarpate le ali) e verso la classe sociale per la quale è stata destinata.
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