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La "mistress" Manuela con la maschera che usa sul lavoro.
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27.03.2017 - 06:060

«In Ticino mancano posti per fare sesso estremo»

I gruppi di masochisti anonimi sono una realtà nel nostro Cantone. Ma per il Bdsm «occorrono strutture». Intervista a una “mistress”

LUGANO - Nei forum online e sui social, la comunità sadomaso ticinese è piuttosto attiva. Chatta, si scambia pareri e contatti, organizza appuntamenti di gruppo. Uno dei temi “critici”, si legge su un noto portale di incontri erotici, è che nel nostro cantone «non esiste una struttura attrezzata per il sesso estremo». Locali ad hoc dotati di apparecchiature specifiche (dalle catene agli attrezzi più complessi) sono presenti nei postriboli in Austria e Svizzera interna, ma «in Ticino sono ancora un sogno» conferma Manuela, prostituta specializzata in pratiche masochistiche attiva tra Lugano e Zurigo. «È un problema perché queste pratiche richiedono standard di sicurezza e di igiene molto elevati. Oltre naturalmente alle competenze. Il rischio – continua la 31enne – è che si trasmettano malattie o peggio ancora che si verifichino incidenti con danni anche gravi alle persone». 

Come quello costato la vita a una prostituta 25enne nel canton Zurigo, strangolata da un cliente durante un gioco sessuale (l'inchiesta si è conclusa a novembre).  

«Le precauzioni non sono mai troppe. Quella del sadomaso è una professione in cui non ci si improvvisa: ma con la crisi del mercato del sesso, particolarmente marcata in Ticino, molte ragazze si riciclano in questa nicchia. Il rischio è che si spingano troppo in là e non pongano limiti ai clienti».

Quali limiti?

«Una mia regola, per esempio, è aspettare 20 secondi tra una frustata e l'altra, nei rapporti Bdsm. Ognuno ha le sue. In generale, bisogna capire chi si ha davanti: chi sono i clienti».

E chi sono?

«Persone normalissime, dall'impiegato all'imprenditore. Dopo l'uscita del film “50 sfumature di grigio” il bacino si è ulteriormente allargato, includendo molti neofiti. Di qui, a maggior ragione, l'esigenza di precauzioni».

In Ticino, però, forse il mercato sadomaso è ancora limitato per pensare a strutture ad hoc...

«In Ticino occorrono in generale strutture all'altezza. Se i postriboli non ritengono che ci sia una richiesta sufficiente per creare delle stanze per le pratiche estreme, almeno dovrebbero alzare gli standard delle stanze normali. I locali troppo piccoli, con condizioni igieniche spesso al limite della decenza e, a volte, privi delle dotazioni sanitarie di base, sono un problema diffuso che riguarda la prostituzione in generale, e che contraddistingue il Ticino dal resto della Svizzera. Sarebbe ora che si intervenisse». 

E in Svizzera interna, come funziona?

«In generale il mondo della prostituzione è sottoposto a maggior controllo, le forze dell'ordine sono più presenti a fianco delle prostitute: a maggior ragione quando, come nel mio caso, viene offerto un servizio particolare».

Lei come è approdata a questa "nicchia"? 

«Ho iniziato con la prostituzione normale. Quando sono arrivata dalla Sicilia, quattro anni fa, le mie intenzioni erano ben altre: volevo imparare il tedesco, ho lavorato come tata, poi in fabbrica come operaia, sempre in Svizzera interna. Ma dopo l'ennesimo licenziamento presa dalla disperazione ho iniziato a lavorare in un centro massaggi».

Dai massaggi al sesso estremo il passo è lungo, però. 

«Non così tanto. Sono i clienti a condizionare le tue scelte, in questo settore. Da me arrivavano con le fantasie più strane. Con il tempo, così, mi sono adeguata e ho deciso di specializzarmi. Sadomaso, umiliazioni, parafilia. Ma sono molto attenta nel selezionare i clienti: quando qualcuno viene da me per sfogare istinti violenti o per risolvere problemi psicologici, metto in chiaro che è nel posto sbagliato».

E gli affari le vanno bene? 

«Lavoro, ma non immaginatevi stipendi a quattro zeri. Ho un salario normale, più tutti i rischi del mestiere. La prostituzione oggi in Svizzera richiede inventiva e continuo rinnovamento. C'è molta concorrenza, chi non si rinnova è perduto»

 

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