Imposta minima OCSE: non raggiunge lo scopo (e mantenerla sarebbe costoso)

Uno studio attualizza il provvedimento, tre anni dopo la votazione popolare, al cambiamento del contesto geopolitico
SAN GALLO - Una nuova analisi dell’Institute of Law and Economics dell’Università di San Gallo raccomanda alla Svizzera di abolire già nel 2026 l’attuazione dell’imposta minima OCSE.
Secondo lo studio, il mantenimento del sistema potrebbe comportare costi superiori rispetto alla sua eliminazione, alla luce di un contesto geopolitico ed economico profondamente cambiato rispetto a quello della votazione popolare del 2023.
Lo studio
Intitolato "Qual è il futuro dell'imposta minima in Svizzera? - Una valutazione delle opzioni" e realizzato dal professor Peter Hongler con il suo team su incarico della Swiss American Chamber of Commerce, sostiene che l’imposta minima, introdotta volontariamente dalla Svizzera nel 2024, non raggiunge più l’obiettivo iniziale e comporta rilevanti rischi giuridici, oltre a possibili effetti negativi per la competitività economica e fiscale del Paese.
La votazione e gli "sponsor"
Nel 2023 circa l’80% degli elettori svizzeri aveva approvato una base costituzionale che consentiva alla Confederazione di introdurre l’imposta, confidando in un’adozione coordinata da parte di circa 140 Stati. Tuttavia, secondo lo studio, solo 33 Paesi hanno finora implementato integralmente le regole, trasformando di fatto il progetto globale in un modello limitato all’area UE+.
Determinante è anche la posizione degli Stati Uniti, principale investitore diretto in Svizzera, che non hanno adottato l’imposta minima. Al contrario, attraverso il cosiddetto "Side-by-Side Package", proteggono le proprie imprese da imposizioni complementari estere. Anche grandi economie come Cina, India e Brasile non hanno introdotto la misura.
Perché è meglio abolire
Gli autori dello studio raccomandano quindi chiaramente l’abolizione dell’imposta minima entro il 2026, ritenendo che ciò rafforzerebbe la certezza giuridica, la sovranità fiscale e la competitività della piazza economica svizzera. Parallelamente, suggeriscono di valutare l’introduzione di un’imposta complementare interna che consentirebbe di proteggere le imprese svizzere da tassazioni estere senza vincolare stabilmente il Paese al quadro OCSE.
Le criticità giuridiche
Lo studio evidenzia anche importanti criticità giuridiche. Il rinvio dinamico a standard contabili non determinati violerebbe il principio costituzionale di legalità; inoltre, la base di calcolo dell’imposta risulterebbe giuridicamente poco definita e potenzialmente contestabile in tribunale. Inoltre, il nuovo contesto geopolitico solleva dubbi sulla compatibilità della misura con l’articolo 129a della Costituzione federale. Un chiarimento da parte del Tribunale federale potrebbe arrivare solo tra due e cinque anni, lasciando nel frattempo un’elevata incertezza.
Le possibili conseguenze finanziarie sono rilevanti: lo Stato potrebbe dover rimborsare miliardi di franchi di imposte già riscosse, mentre le imprese rischierebbero, in caso di invalidazione delle norme svizzere, di essere soggette a imposizioni complementari all’estero.
Disparità di trattamento
Particolare attenzione viene riservata al "Side-by-Side Package", che secondo gli autori crea una disparità di trattamento: i gruppi statunitensi beneficiano di esenzioni parziali rispetto alle regole dell’Income Inclusion Rule (IIR), mentre le imprese svizzere e quelle di altri Paesi restano soggette al regime ordinario. Ciò potrebbe violare il principio costituzionale di uguaglianza e aprire la strada a ulteriori richieste di esenzione.
Dal punto di vista fiscale, lo studio segnala un saldo potenzialmente negativo. I gruppi americani rappresentano una quota significativa della base imponibile in Svizzera e, se il 25% delle entrate derivanti dall’imposta sugli utili di queste imprese venisse meno, le perdite supererebbero i ricavi aggiuntivi generati dall’imposta minima
Gli scenari possibili
Alla luce di questi elementi, gli autori delineano quattro possibili scenari: mantenere il sistema attuale, adattarlo all’interno del quadro OCSE, abolirlo senza sostituzioni oppure eliminarlo introducendo una DMTT. Quest’ultima opzione viene indicata come la più equilibrata, in grado di coniugare protezione fiscale, certezza giuridica e competitività.



