Dalla speranza al ricatto: la trappola delle false offerte di lavoro

Crescono i casi di sfruttamento lavorativo e tratta di esseri umani, con vittime spesso ingannate da offerte di lavoro apparentemente regolari
BERNA - Un'infermiera sudamericana, rimasta senza lavoro in Spagna, cercava disperatamente una nuova opportunità. Attraverso Facebook ha trovato una coppia in Svizzera che cercava una babysitter. Il contratto sembrava serio, ma una volta arrivata, si è ritrovata a occuparsi dell’intera casa, senza libertà di movimento se non per fare la spesa. Inoltre, non le è mai stato fornito un permesso di lavoro. «Quando ha provato a ribellarsi, le hanno detto: “Allora chiamiamo la polizia”», racconta Fanie Wirth della FIZ, il centro svizzero specializzato nella tratta di esseri umani e nella migrazione femminile.
Secondo la FIZ, i casi di sfruttamento lavorativo sono in aumento. Nel 2025, l’organizzazione ha assistito 228 vittime di tratta di esseri umani, di cui 65 accolte in strutture protette. Inoltre, ha seguito 444 migranti, tra cui 140 vittime di violenza domestica. Un’attenzione particolare è stata dedicata proprio allo sfruttamento sul lavoro, a lungo meno visibile rispetto a quello sessuale.
Il fenomeno dello sfruttamento lavorativo
Per Wirth, però, l’aumento dei casi individuati non significa necessariamente che la tratta sia cresciuta: «Oggi gli enti sono più formati e riescono a riconoscere meglio le situazioni di sfruttamento». In passato, la tratta veniva associata quasi esclusivamente alla prostituzione forzata, mentre ora emerge sempre di più anche il fenomeno dello sfruttamento lavorativo.
I casi vengono scoperti soprattutto nei cantieri, nella ristorazione e nelle economie domestiche private. Nei settori più controllati, come l’edilizia e la ristorazione, è più facile individuare più vittime contemporaneamente.
Confinata nella cantina, costretta a pulire e impossibilitata a uscire
Un altro caso riguarda una donna dell’Europa orientale che doveva trovare denaro per le cure della madre. Una conoscente le aveva promesso un impiego come addetta alle pulizie in Svizzera. Una volta arrivata, però, il lavoro non esisteva: viveva confinata nella cantina della "reclutatrice", costretta a pulire e impossibilitata a uscire. In seguito, le sarebbe stato detto di dover ripagare le spese di viaggio e alloggio, finendo così vittima di sfruttamento sessuale.
Secondo Wirth, molte vittime conoscono o si fidano delle persone che le hanno reclutate. Spesso entrano in gioco vulnerabilità economiche, debiti, responsabilità familiari o difficoltà personali.
La Romania supera l'Ungheria
Nel 2025, per la prima volta, la Romania è stata il principale Stato di provenienza delle vittime seguite dalla FIZ, superando l'Ungheria. Alla base vi sono disuguaglianze economiche, discriminazioni sociali e la facilità di circolazione all’interno dell’Unione Europea.
La FIZ guarda con preoccupazione anche al 2026. Sempre più vittime lasciano presto le strutture protette perché spinte dalla necessità urgente di guadagnare denaro. Alcune finiscono così nuovamente in rapporti di lavoro precari, talvolta persino negli stessi ambienti da cui erano appena state sottratte.



