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BERNA
03.03.2020 - 08:360
Aggiornamento : 10:44

Primo caso tra i soldati. Le soluzioni? Isolamento e dormire "testa-piedi"

L'esercito svizzero è stato raggiunto dal virus. Ed è corso ai ripari

In caso di necessità, i corpi dell'esercito potrebbero essere schierati in supporto di ospedali e non solo

BERNA - Nell'esercito svizzero è arrivato il primo caso di coronavirus. Solo poche ore fa, interpellato da 20 Minuten, il portavoce Daniel Reist, affermava: «È solo questione di tempo».

Subito in isolamento - Il milite era di stanza a Wangen an der Aare (BE). È stato posto in isolamento in infermeria. Da lunedì era impegnato nel corso di ripetizione con il battaglione di polizia militare 3. All'arrivo, aveva sottolineato di essere stato in precedenza a Milano.

Un primo test del laboratorio ha dato risultato positivo. Si attende ora l'esito dei test inviati a Ginevra. Le sue condizioni, intano, sono stabili. Le tre persone con cui condivideva la stanza sono state poste in quarantena nel centro medico. Per i restanti membri dell'esercito che sono stati in contatto con lui durante il giorno, l'ufficiale medico ha emesso una quarantena temporanea.

In isolamento un'intera compagnia - Come sottolinea Reist: «A seconda della situazione, potrebbe finire in isolamento un'intera compagnia, quindi fino a 150 persone in quarantena».

Prevenzione durante il sonno - Al fine di prevenire il più possibile l'esplosione di casi, i militari stanno usando tattiche insolite. Reist: «Al momento, i camerati si alternano a dormire con la testa in un senso e nell'altro. In questo modo, la distanza tra le persone viene mantenuta la più ampia possibile nonostante lo spazio limitato».

Inoltre, tutti i giorni di visita sono stati cancellati fino a metà marzo. Ed è stato attivato un protocollo secondo il quale «ai membri dell'esercito viene chiesto se abbiano sintomi influenzali prima di accedere in caserma». In caso di malattia, è disponibile un numero limitato di camere di isolamento.

Mobilitazione possibile in caso di crisi - «Se le autorità civili non saranno più in grado di fornire i loro servizi, potranno chiedere la nostra assistenza». La gamma di possibili schieramenti è ampia: «I battaglioni dell'ospedale sono addestrati a supportare gli ospedali. Conducenti e paramedici potrebbero trasportare i pazienti se le ambulanze civili dovessero non essere più sufficienti. Poi c'è l'unità di disinfezione in grado di disinfettare qualsiasi cosa, dagli edifici, alle ambulanze fino agli animali», assicura Reist.

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