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BERNAButtet lascia la vicepresidenza della Società svizzera degli ufficiali

05.12.17 - 17:12
Ieri il consigliere nazionale democristiano era stato sospeso anche dalle sue funzioni di tenente-colonnello
Keystone
Buttet lascia la vicepresidenza della Società svizzera degli ufficiali
Ieri il consigliere nazionale democristiano era stato sospeso anche dalle sue funzioni di tenente-colonnello

BERNA - Dopo aver lasciato la vicepresidenza del PPD ed essere stato obbligato a consegnare l'arma di servizio per le accuse di stalking rivoltegli, ora il consigliere nazionale democristiano Yannick Buttet, tenente-colonnello dell'esercito, ha rinunciato anche la vicepresidenza della Società svizzera degli ufficiali (SSU).

Lo scrive la stessa SSU in una nota odierna. Nel comunicato si precisa che Buttet ha informato lunedì di questo passo il presidente della SSU, Stefan Holenstein. La direzione della SSU attenderà la fine di una eventuale procedura penale per decidere ulteriori passi.

Come detto, è di ieri la notizia che Yannick Buttet è stato sospeso anche dalle sue funzioni quale tenente-colonnello. Non potrà quindi comandare il suo battaglione nei prossimi corsi di ripetizione. Egli dovrà anche consegnare l'arma di servizio all'arsenale. Si tratta di una prassi che riguarda tutti i soldati quando sono oggetto di denuncia.

Stando al quotidiano ginevrino Le Temps, nei confronti di Buttet è stato avviato un procedimento penale in seguito a fatti avvenuti domenica 19 novembre verso le 2.00 di notte a Sierre (VS). Egli avrebbe molestato una donna, che ha reagito chiamando la polizia e denunciando il politico.

Secondo il giornale, il quarantenne avrebbe suonato una ventina di volte il campanello all'entrata dell'immobile in cui la donna vive con i suoi due bambini. Questa avrebbe avuto una relazione extraconiugale con il consigliere nazionale per un anno e mezzo. Da un anno, dalla fine della loro avventura, Buttet l'avrebbe perseguitata con sms, e-mail e telefonate, talora fino a 50 volte al giorno.

Interrogate sulla vicenda dal foglio romando, numerose giornaliste e politiche attive a Berna hanno descritto altri atti inappropriati, ma tutte lo hanno fatto in modo anonimo.
 

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