Dalla Svizzera al Messico...ma alla fine tornano a casa: «Era sopravvivenza, non vita»

L'anno scorso Michelle Löliger si è trasferita da Basilea a Città del Messico insieme a sua figlia. Ma le cose non sono andate come si aspettava.
L'anno scorso Michelle Löliger si è trasferita da Basilea a Città del Messico insieme a sua figlia. Ma le cose non sono andate come si aspettava.
BASILEA/CITTÀ DEL MESSICO - Per Michelle Löliger Città del Messico doveva diventare casa. L’istruttrice di fitness è nata e cresciuta a Basilea, ma è metà svizzera e metà messicana, e nel 2025 aveva deciso di cambiare vita e lasciare la Svizzera insieme a sua figlia 14enne Sophia.
La quotidianità nella metropoli, però, si è ben presto rivelata complicata. Sophia, in particolare, non può muoversi liberamente come in Svizzera perché «è troppo pericoloso». «Era sopravvivenza, non vita», racconta Löliger al Blick, citando traffici di droga e organizzazioni criminali.
Nonostante le difficoltà, però, l'entusiasmo iniziale non manca. Löliger trova lavoro come istruttrice di fitness e, nonostante uno stipendio modesto, riesce a pagare la scuola svizzera della figlia, che costa 700 franchi al mese.
A un certo punto, però, il centro fitness chiude e Löliger perde la sua solidità economica. Non può più permettersi l’affitto dell'appartamento e si trasferisce con Sophia dai genitori. Lì lo spazio è poco, e il suo cane Coco deve essere affidato ad altri. «Darlo via è stata la cosa più terribile», racconta. E decide di fare dietrofront, tornando in Svizzera.
Ma i guai non finiscono qui. L’ambasciata svizzera la sta già aiutando a organizzare il rientro quando, un mese prima del volo, Löliger si ammala gravemente. «Ho avuto una sepsi», racconta, precisando che ha dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico all'addome e che le sue probabilità di sopravvivenza erano stimate intorno al 50%. «Ero scioccata – cosa sarebbe successo a Sophia?».
Le cose, fortunatamente, vanno per il verso giusto e due settimane dopo Michelle e Sophia riescono a tornare in Svizzera. Qui ricevono il sostegno dei servizi sociali e inizialmente vivono in un alloggio d’emergenza.
«Qui quando si ha davvero bisogno di aiuto, anche psicologico, lo si riceve e non si finisce per strada come in Messico», afferma. Quel periodo è stato un incubo, aggiunge, ed è stato troppo sia per lei che per sua figlia, tanto che entrambe sono ora in terapia.
Löliger afferma comunque di voler tornare in Messico un giorno, ma solo quando la sua vita sarà di nuovo stabile. «Amo il mio Messico», dice, precisando però che potrebbe immaginare di tornare a viverci solo da milionaria, e più al mare che nella capitale.
Come cittadina con doppia nazionalità, conclude, si sentirà sempre divisa tra due Paesi, ma una cosa le è chiara: «La mia casa ora è più la Svizzera».




