«Sei ore dopo probabilmente sarei morto»

La meningite meningococcica può essere letale. Lo sa bene Fabian, che ha sperimentato in prima persona quanto velocemente possa accadere.
COIRA - Diarrea, vomito e perdita di controllo del corpo: dopo una festa nel luglio 2009, Fabian* si sente improvvisamente molto male, nonostante avesse bevuto poco alcol e non avesse assunto droghe. «La mattina seguente avevo la temperatura corporea di oltre 42 gradi», racconta il 32enne grigionese a 20 Minuten. I genitori lo portano al pronto soccorso dell’ospedale cantonale di Coira: una decisione che gli ha salvato la vita.
Insufficienza multiorgano - «Pensavano mi servisse una lavanda gastrica», ricorda. In realtà si trattava di una sepsi meningococcica (avvelenamento del sangue) con insufficienza multiorgano, una delle forme più gravi e potenzialmente letali di meningite: è fatale nel 10-15% dei casi. «Secondo la dottoressa del pronto soccorso sono arrivato appena in tempo: sei ore dopo e probabilmente non sarei sopravvissuto».
Sepsi in stadio avanzato - Al ricovero, il suo corpo era già coperto di grandi macchie bluastre su tronco e arti, segno di uno stadio avanzato della sepsi. Il sangue risultava acidificato. Fabian riceve immediatamente antinfiammatori e antibiotici. «Non ricordo tutto», ammette, ma rammenta una puntura lombare, eseguita per sospetta meningite.
Le sue condizioni sono critiche: i medici valutano il coma farmacologico per il cedimento degli organi. «Non mi rendevo conto di quanto stessi male», racconta. I genitori erano stati preparati al peggio, ma le terapie funzionano e il coma indotto non è quindi necessario.
Tutti in tuta protettiva - Il 16enne trascorre circa una settimana in terapia intensiva. «La cosa più dura era vedere tutti, medici e genitori, in tuta protettiva». Il suo corpo è estremamente debole: «Mi dissero che stavo affrontando ogni giorno uno sforzo pari a tre Tour de France». All’inizio fatica persino a sollevare un cucchiaio.
Il recupero è progressivo: nella seconda settimana passa in reparto e viene sottoposto a numerosi test per escludere danni a cervello e organi. Non riporta conseguenze permanenti, anche se rimettersi in piedi è difficile. Inizia l’apprendistato con un mese di ritardo; oggi svolge un lavoro che richiede controlli fisici regolari.
«Non so ancora come sia successo» - L’esperienza ha però lasciato un segno: «Ho una figlia piccola e l’ho fatta vaccinare contro i meningococchi». Ad oggi son sa come si sia ammalato: «Alcune persone portano i batteri senza saperlo». I contatti stretti, all'epoca, ricevettero una profilassi specifica e non si ammalò nessuno.
L'epidemia di meningite meningococcica in Inghilterra sta destando preoccupazione. Tuttavia, casi di meningite causati da questo batterio si verificano anche da noi, sebbene siano rari. In Svizzera si contano fino a circa 50 casi invasivi gravi all’anno, soprattutto tra i bambini sotto i cinque anni e i giovani tra 15 e 19 anni. Nel 2025 sono stati segnalati 39 casi, con una tendenza generale in diminuzione.
*nome noto alla redazione.



