Il Consiglio Federale dice stop all'export di armi verso gli Stati Uniti

A partire dal 28 febbraio, inizio del conflitto, tutti gli ordini in uscita sono stati fermati. Il motivo è il diritto di neutralità. Gli Usa sono il secondo miglior “cliente” dei produttori bellici elvetici.
BERNA - Il Consiglio federale non autorizza più le esportazioni di materiale bellico verso gli Stati Uniti a causa della partecipazione del Paese al conflitto in Iran. Nessuna nuova richiesta è stata approvata dall’escalation del conflitto il 28 febbraio.
«Attualmente non è possibile autorizzare esportazioni di materiale bellico verso gli Stati Uniti, in virtù della loro implicazione in un conflitto armato internazionale secondo l’articolo 22a capoverso 2 lettera a della legge sul materiale bellico (LMB). Dal momento dell’escalation (28 febbraio 2026) non sono state più rilasciate nuove autorizzazioni per l’esportazione di materiale bellico verso gli Stati Uniti», riporta la nota diffusa dalla Confederazione.
Per le altre due parti in causa, ovvero Israele e Iran, l'autorizzazione non è più in vigore «da anni».
Sempre parlando degli Usa, nelle altre autorizzazioni d'export in essere «è stato riscontrato che non presentano rilevanza bellica, pertanto possono continuare a essere utilizzate. Un gruppo interdipartimentale di esperti (DEFR, DFAE e DDPS), tuttavia, esamina a intervalli regolari l’andamento delle esportazioni dei beni in questione verso gli Stati Uniti e valuterà l’eventuale necessità di intervenire sulla base del diritto di neutralità», ribadisce Berna.
Stati Uniti ottimi clienti
Facendo riferimento all'ultimo bilancio del settore (anno 2025) gli Stati Uniti risultano il secondo miglior “cliente” delle aziende belliche svizzere con acquisti per 94,2 milioni di franchi. Una fetta consistente di questi è costituita da componenti per aerei da caccia.
Un totale - in ogni caso - ben al di sotto della vicina Germania che l'anno scorso ha fatto spese per 386,4 milioni (fra mezzi e munizioni).



