«Giovani che hanno un account Instagram per la loro auto». E che uccidono

Il profilo dei "giovani raser": spesso in gruppo, con bolidi di lusso e che usano le strade come circuiti e vetrine per le loro imprese.
ZURIGO - Nel canton Zurigo i delitti commessi dai pirati della strada sono in aumento - nel 2025 si sono registrati sei decessi a causa di velocità eccessive e manovre azzardate - e il profilo tipo è sempre lo stesso: giovani uomini alla guida di bolidi di lusso, spesso in gruppo, che trasformano le strade in piste di un circuito e i social in una vetrina per le loro imprese. A fotografare il fenomeno è Patricia Tanja Tabaza, psicologa del traffico presso la ZHAW, la locale scuola universitaria professionale di scienze applicate, che nel suo lavoro quotidiano si trova a redigere perizie proprio su questo genere di delinquenti.
Account instagram dedicato - «Ci sono persone, principalmente giovani maschi, che per la loro vettura hanno un account Instagram dedicato: l'auto per loro è una vera e propria attività del tempo libero», spiega l'esperta in un'intervista pubblicata oggi dal Tages-Anzeiger. Una passione che spesso sfocia nell'illegalità: i video delle corse clandestine finiscono sulle reti sociali nonostante siano la prova di un reato. «Si vuole impressionare gli altri e così aumentare la propria autostima. Attraverso la ripresa video, si appare ancora più coraggiosi. I social offrono poi la piattaforma per click e like».
Desiderio di mostrarsi - Ma cosa spinge un ragazzo a mettere a rischio la propria vita e quella degli altri? Secondo la psicologa, entrano in gioco molteplici fattori. «È notevole che i giovani raser» - è questa la parola tedesca usata per gli automobilisti che vanno a velocità pazzesche - «siano spesso in gruppo. Si vuole mostrarsi, quando si possiede un simbolo di status. Inoltre i bolidi in questione di solito hanno una buona tenuta di strada, il che può contribuire tra l'altro alla sopravvalutazione delle proprie capacità da parte del conducente».
Il profilo - I dati parlano chiaro: sono i maschi tra i 20 e i 24 anni la fascia più a rischio. Una constatazione che ha anche una spiegazione scientifica. «Potrebbe dipendere, tra l'altro, dal controllo degli impulsi, che non è completamente sviluppato fino all'età di 25 anni. Questo porta i giovani a perdere il controllo più frequentemente». Alla domanda su perché circa la metà dei responsabili di gravi reati di velocità abbia un passaporto straniero, Tabaza risponde con cautela: «Posso solo formulare ipotesi. I giovani provenienti da paesi più meridionali sono forse un po' più impulsivi. Inoltre, un'auto può servire come simbolo di status. Se si viene da un altro paese, un veicolo veloce può segnalare alla famiglia in patria che si ha successo».
Si sopravvalutano o si fanno condizionare - Nella sua pratica clinica, la psicologa ascolta ogni giorno le giustificazioni di chi ha commesso un reato. «Spesso sento dire che si sono sopravvalutati o che non erano consapevoli del rischio. Viene addotta anche l'influenza del gruppo di amici e l'incapacità di distinguersi dal comportamento altrui». Ma non sempre chi arriva da lei ha già elaborato l'accaduto. «All'inizio sento spesso frasi come: 'Sì, è stato stupido da parte mia'». Se la riflessione non è sufficiente, si rende necessaria una terapia individuale per scongiurare il rischio di recidiva.
Le contromisure - Quali sono allora le contromisure più efficaci? Tabaza guarda con interesse all'esempio austriaco, dove i guidatori in fase di autoscuola devono trascorrere alcune ore con uno psicologo del traffico. «Si potrebbe forse raggiungere una migliore comprensione rispetto a una tradizionale lezione di teoria sulla circolazione. Questa è importante, ma poiché si svolge in classi numerose forse non riesce a coinvolgere i singoli come farebbe un accompagnamento interattivo con uno psicologo».
Sul tavolo c'è anche la proposta di introdurre una limitazione di potenza dei veicolo, per i neopatentati, caldeggiata dalla polizia zurighese. «In linea di principio non sono contraria a una limitazione di potenza. I neopatentati dovrebbero prima acquisire dimestichezza con la guida in modo moderato». Però anche un'utilitaria può sforare i limiti. «Ho una Volkswagen Golf e anch'io potrei arrivare a 180 km/h se volessi: ma l'accelerazione è molto più lenta e manca il rumore del motore. Il fascino per chi ama correre sarebbe sicuramente minore».
Quanto all'efficacia dissuasiva delle pene, che per i pirati della strada prevedono almeno un anno di detenzione, spesso sospeso, Tabaza osserva: «Manca la conseguenza tangibile del carcere: molti delinquenti non sono consapevoli delle possibili conseguenze. Non sono sicura che sia necessario un inasprimento delle pene. L'arresto e il carcere preventivo sono già di per sé un'esperienza fortemente dissuasiva». Il ritiro della patente per due anni può essere un'occasione di riflessione, ma non mancano i recidivi che continuano a guidare con il documento del loro paese d'origine.
Le nuove misure della polizia cantonale zurighese, che punta fra l'altro a controlli mirati, trovano il plauso della psicologa. «I raser danno per scontato di non essere scoperti. Forse sono già riusciti a fare qualche corsa veloce senza che succedesse nulla. Per questo è sicuramente positivo che la polizia intensifichi i controlli nei punti nevralgici e utilizzi le telecamere in autostrada a fini probatori», conclude.



