I giovani medici svizzeri hanno un problema: non stanno abbastanza in sala operatoria

Cresce la preoccupazione per la scarsa esperienza pratica dei giovani chirurghi. Le accuse: passano troppo tempo tra burocrazia e turni in Pronto soccorso. Timori per la sicurezza dei pazienti.
ZURIGO - I giovani chirurghi svizzeri non imparano più a operare correttamente. Un'accusa che non fa dormire sono tranquilli, soprattutto a chi è in procinto di dover affrontare un'operazione.
Negli ultimi mesi in Svizzera si sono moltiplicate le critiche alla formazione dei giovani chirurghi. Secondo diverse testimonianze, i medici in formazione trascorrerebbero sempre più tempo tra burocrazia e turni di pronto soccorso, con poche occasioni pratiche in sala operatoria. Una situazione che, in casi estremi, potrebbe avere conseguenze gravi per i pazienti.
A riportare l’attenzione sul tema è stato anche un servizio della trasmissione televisiva Kassensturz, in cui una giovane dottoressa ha raccontato di un intervento notturno eseguito in un ospedale di Zurigo ed eseguito da un suo collega su un intestino attorcigliato. L'intervento è durato otto ore e senza esito. Il giovane medico sapeva cosa fare, ma non sapeva come eseguire l'intervento correttamente a causa della scarsa esperienza pratica. Allora ha chiamato il primario, ma quest'ultimo si è rifiutato di presentarsi. Solo la mattina seguente, con l'arrivo di un secondo primario, si è potuta risolvere la situazione e portare a conclusione l'operazione.
Insomma, storie che fanno rabbrividire e che portano sotto i riflettori la formazione chirurgica e pratica dei medici. Due chirurghi attivi presso lo Spital Uster – l’esperto Vital Schreiber e il giovane collega Federico Mazzola – hanno affrontato il problema sulle pagine della NZZ - invitando sin da subito a evitare di fare generalizzazioni. «Una situazione del genere non deve accadere e non rappresenta la norma», sottolinea Mazzola, ricordando come in presenza di difficoltà un medico senior debba intervenire rapidamente. Per Schreiber, episodi simili indicano piuttosto problemi organizzativi o di clima interno all’ospedale.
Meno pratica, ma non necessriamente meno competenze -
Secondo i due specialisti, è vero che alcune abilità chirurgiche vengono oggi acquisite più tardi nel percorso professionale rispetto al passato. Tuttavia, il numero complessivo di interventi disponibili non sarebbe insufficiente per chi sceglie davvero la carriera chirurgica. Il problema nasce piuttosto dal fatto che molti medici in formazione sono impiegati in compiti amministrativi o nei servizi d’urgenza, riducendo il tempo dedicato alla pratica operatoria.
Un nodo centrale riguarda inoltre la pianificazione del fabbisogno di chirurghi. In Svizzera, spiegano, manca una strategia chiara che colleghi il numero di interventi annuali, i pensionamenti e la formazione dei nuovi specialisti. Una programmazione più precisa permetterebbe anche di distinguere meglio tra chirurghi dedicati alla medicina di base e specialisti di interventi rari e complessi.
Orari di lavoro e nuove generazioni - Il dibattito tocca anche la riduzione degli orari di lavoro. Settimane più brevi possono limitare le occasioni di esercizio pratico, ma per Mazzola riflettono un cambiamento culturale: le nuove generazioni non intendono più definire la propria identità esclusivamente attraverso il lavoro. La sfida diventa quindi rendere più formativo il tempo trascorso in ospedale, riducendo le attività burocratiche e aumentando quelle cliniche e di apprendimento.
Entrambi i chirurghi concordano su un punto: la qualità della formazione resta elevata e la sicurezza dei pazienti è garantita. Ma il sistema deve evolvere per assicurare che i medici di domani possiedano sufficiente esperienza pratica, senza rinunciare a condizioni di lavoro sostenibili.



