Nemmeno due paia di scarpe... per povertà

In Svizzera nel 2024 un bambino su venti ha vissuto almeno tre forme di deprivazione essenziale, con tassi più alti nelle famiglie a basso reddito.
BERNA - Nel 2024, in Svizzera, quasi un bambino su venti sotto i 16 anni ha vissuto una situazione di deprivazione significativa. Secondo l’ultima indagine sui redditi e sulle condizioni di vita (SILC) pubblicata dall’Ufficio federale di statistica (UST), il 4,9% dei minori è stato colpito da almeno tre deprivazioni in ambiti considerati essenziali per la loro età. Si tratta di uno dei valori più bassi in Europa, ma il dato cambia sensibilmente se si guarda alle famiglie a basso reddito: in questo caso, circa un bambino su sette risulta deprivato.
Cosa significa “deprivazione” per un bambino - Secondo la definizione europea, un bambino è considerato deprivato quando, per ragioni economiche, non può accedere ad almeno tre dei 17 ambiti ritenuti fondamentali per una crescita adeguata. Non si parla solo di beni materiali, ma anche di opportunità sociali e relazionali.
Nel dettaglio, nel 2024:
- il 6,5% dei bambini non ha potuto permettersi una settimana di vacanza all’anno;
- il 3,2% non ha avuto accesso a un’attività ricreativa regolare a pagamento;
- il 2,8% non ha potuto festeggiare il compleanno o un’occasione speciale.
Negli altri ambiti – come il possesso di vestiti e scarpe adeguati, pasti equilibrati, libri e giochi adatti all’età o la possibilità di invitare amici – la quota di minori svantaggiati è rimasta sotto il 2%.
Svizzera tra i Paesi con meno deprivazione infantile - Nel confronto europeo, la Svizzera si colloca tra i Paesi più virtuosi. Nel 2024 il tasso di deprivazione specifica ai bambini variava dal 2,7% della Croazia al 33,6% della Grecia, con una media europea del 13,6%. Il 4,9% svizzero è dunque nettamente inferiore alla media continentale e anche ai valori registrati nei Paesi confinanti: Austria (9,0%), Germania (11,3%), Italia (11,7%) e Francia (13,5%).
Nemmeno due paia di scarpe - La deprivazione è strettamente legata alla condizione economica della famiglia. Tra i nuclei nel quintile più basso della distribuzione dei redditi, le difficoltà aumentano sensibilmente: il 19,1% dei bambini non è potuto andare in vacanza, l’8,0% ha dovuto rinunciare ad attività ricreative a pagamento e il 6,6% non ha potuto festeggiare occasioni speciali. Inoltre, il 5,9% non possedeva due paia di scarpe adeguate e il 5,8% non disponeva di una bicicletta o di attrezzature per il tempo libero.
Nella fascia di reddito medio queste situazioni riguardano al massimo l’1,5% dei bambini, mentre nei due gruppi di reddito più elevati la deprivazione è quasi assente. Anche la struttura familiare incide: il 14,1% dei bambini che vivono in famiglie monoparentali è colpito da almeno tre deprivazioni, contro il 3,4% di quelli che vivono con una coppia di adulti.
Povertà reddituale stabile, ma diffusa - Nel 2024, l’8,4% della popolazione residente – circa 743.000 persone – viveva in condizioni di povertà reddituale. Il dato è stabile rispetto agli anni precedenti. Particolarmente esposte sono le persone sole, i nuclei monoparentali, chi non ha una formazione postobbligatoria, cittadini stranieri provenienti dall’Europa dell’Est o da Paesi extraeuropei e le famiglie senza occupati.
Anche il lavoro non garantisce sempre una protezione sufficiente: il 4,3% delle persone occupate – circa 175.000 individui – non supera la soglia di povertà.
La soglia, calcolata secondo le direttive della Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione sociale (COSAS), nel 2024 era pari in media a 2.388 franchi al mese per una persona sola e a 4.159 franchi per due adulti con due bambini. L’importo deve coprire le spese essenziali, dall’alloggio ai bisogni quotidiani. Dal 2022 la soglia per una persona sola è aumentata di circa 100 franchi mensili, anche a causa dell’inflazione e dell’aumento dei costi abitativi.
I dati mostrano dunque un quadro complessivamente favorevole nel confronto europeo, ma evidenziano al tempo stesso come le fragilità si concentrino in specifici gruppi sociali. In particolare, per i bambini che crescono in famiglie a basso reddito o monoparentali, il rischio di esclusione da esperienze fondamentali per lo sviluppo resta una realtà concreta.



