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SVIZZERA

«Il mio desiderio? Nessuno dimentichi le vittime»

Barbara Loppacher, la procuratrice pubblica del massacro di Rupperswil: «Le indagini? Lunghe e complesse. Non dimenticherò mai il caso».
Foto Polizia Cantonale Argovia
Fonte BLICK
«Il mio desiderio? Nessuno dimentichi le vittime»
Barbara Loppacher, la procuratrice pubblica del massacro di Rupperswil: «Le indagini? Lunghe e complesse. Non dimenticherò mai il caso».

RUPPERSWIL (AG) - Il 21 dicembre ricorre l'anniversario del quadruplice omicidio di Rupperswil, uno dei crimini più sconvolgenti della storia recente svizzera. In vista della ricorrenza, Barbara Loppacher – allora procuratrice responsabile dell’inchiesta e oggi vice procuratrice generale del Canton Argovia – ripercorre quel caso eccezionale e le sue conseguenze professionali e personali.

Segni profondi - Loppacher ricorda che eventi di tale portata lasciano segni profondi: «Non ti abbandonano mai del tutto», afferma. Le impressioni rimaste da quell’indagine hanno influenzato tanto la sua percezione professionale quanto quella personale. Con il tempo, dice, si impara a gestirle, ma continuano a far parte del proprio bagaglio.

Responsabilità enorme - Quando le fu assegnato il caso, la responsabilità divenne immediatamente enorme. «Era necessario procedere con calma e metodo, nonostante l’impatto emotivo, e condurre le indagini in modo rigoroso. La complessità del procedimento richiese di seguire un gran numero di piste, stabilire priorità chiare e coordinare strettamente la collaborazione fra tutte le autorità coinvolte».

L'arma del delitto: mai trovata - Tra i molti interrogativi rimasti aperti, uno è sempre stato particolarmente discusso: perché non venne mai ritrovata l’arma del delitto? Per Loppacher, si tratta di una situazione che può verificarsi anche in altri procedimenti e che non intacca la solidità di un’inchiesta se il quadro probatorio complessivo è convincente – come avvenne in quel caso.

Sollievo e gratitudine - Il momento in cui la squadra investigativa capì di avere individuato il colpevole fu segnato da sollievo e gratitudine. «Dopo una fase così lunga e intensa, la collaborazione di tutti ha dato i suoi frutti», racconta. Tuttavia, anche allora, il pensiero restava rivolto alle vittime e ai loro familiari, verso cui la responsabilità rimane centrale.

Rispetto e compassione per le vittime - Il rapporto con i parenti delle vittime, ricorda la procuratrice, fu improntato a rispetto e compassione. Una volta concluso il procedimento, però, diventa importante lasciare spazio alla loro vita e al loro percorso personale di elaborazione; per questo, oggi, non esistono più contatti.

L'applicazione di una misura terapeutica - Sul dibattito odierno riguardo a una possibile terapia per l’autore del reato, Loppacher sottolinea la posizione della Procura generale: data la gravità eccezionale del caso e l’importanza della sicurezza pubblica, è stato deciso di impugnare la decisione davanti al Tribunale federale. Solo dopo una decisione definitiva, spiega, saranno le autorità competenti per l’esecuzione penale a valutare l’eventuale applicazione di una misura terapeutica.

Impossibile dimenticare: «Si impara a conviverci» - Loppacher sa che il caso non potrà mai essere dimenticato. «Si impara a conviverci, fa parte di una professione che comporta molta responsabilità», afferma. Non parla di orgoglio: il lavoro svolto, precisa, è stato il risultato della collaborazione di molte persone sotto forte pressione. «Abbiamo fatto tutto il possibile per chiarire il caso», dice. Restano dettagli impossibili da conoscere – come le motivazioni più profonde dell’autore –, ma gli elementi decisivi sono stati ricostruiti a sufficienza per permettere al tribunale di emettere una sentenza definitiva.

«Le vittime e i familiari non siano dimenticati» - Guardando indietro, ciò che le sta più a cuore è che le vittime e i loro familiari non vengano dimenticati, nonostante l’attenzione mediatica suscitata dal caso. E che il suo ricordo non rimandi soltanto all’orrore, ma anche allo sforzo comune di fare chiarezza.

Il delitto - Il 21 dicembre del 2015, lo ricordiamo, il pluriassassino Thomas N. ha ucciso, tagliando loro la gola, una madre di famiglia 48enne, i suoi due figli di 13 e 19 anni e un'amica 21enne del primogenito, che si trovavano tutti a casa della donna per l'imminente Natale.

Prima di assassinarli, ha inoltre mandato la madre a prelevare 11.000 franchi in due banche e ha abusato sessualmente del figlio minore. Dopo il massacro, ha tentato di cancellare le tracce dando fuoco all'abitazione. È stato arrestato a quasi sei mesi dai fatti, mentre stava preparando analoghi attacchi ai danni di altre famiglie nei cantoni di Soletta e Berna.

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