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SVIZZERA

La Svizzera pensa solo al clima degli altri?

Il ricercatore Reto Knutti: «La Svizzera paga per elettrificare dei bus in Thailandia e molti autopostali continuano a emettere gas serra»
Foto Deposit
Fonte TAGES-ANZEIGER
La Svizzera pensa solo al clima degli altri?
Il ricercatore Reto Knutti: «La Svizzera paga per elettrificare dei bus in Thailandia e molti autopostali continuano a emettere gas serra»
BERNA - Una decisione che ha fatto prima saltare sulla sedia e poi dire «preoccupante» al ricercatore climatico dell'ETH Reto Knutti. Di quale decisione stiamo parlando? Di quella sulle emissioni di CO2 presa dal Consiglio degli Stati, favorevole a...

BERNA - Una decisione che ha fatto prima saltare sulla sedia e poi dire «preoccupante» al ricercatore climatico dell'ETH Reto Knutti. Di quale decisione stiamo parlando? Di quella sulle emissioni di CO2 presa dal Consiglio degli Stati, favorevole a spendere soldoni di franchi per finanziare progetti all'estero e alleggerire l'inquinamento di chi vive a molte migliaia di chilometri dai confini elvetici.

«In concreto - la spiega bene Knutti al Tages-Anzeiger la faccenda con il piglio pragmatico di chi fa un mestiere simile - l'approccio estero significa, ad esempio, che la Svizzera paga per l'elettrificazione degli autobus in Thailandia, mentre molti autopostali in Svizzera continuano a emettere gas serra». Più chiaro di così? Il ragionamento di una parte della politica è che insomma conviene (soprattutto economicamente) pensare al clima degli altri che farsi i PPM di CO₂ nostri. (PPM sta per Parti per milione ed è l'unità di misura del biossido di carbonio).

Quelli a favore: «Il CO2 non conosce confini» - I fautori dell'approccio ecologico "un aiuto là" che ricorda certi proclami politici tipo "aiutiamoli a casa loro" sostengono - scrive il Tages - che non fa differenza se i gas serra vengono ridotti in Svizzera o all'estero. «Come tutti sappiamo, il CO₂ non conosce confini», ha dichiarato il Consigliere di Stato dell'UDC Jakob Stark durante il dibattito in seno al Consiglio di Stato. E con i progetti di riduzione del CO₂ all'estero, si potrebbero realizzare buoni progetti a costi inferiori».

Investimenti economici per il clima all'estero - È sempre una questione di oboli, sembra ricordarci, come fa del resto che il "Ministro" dell'Ambiente dell'UDC Albert Rösti, che la mette anche sulla metafora ortofrutticola parlando di «frutti a portata di mano». Si scopre, poi, del resto, che «la Svizzera ha concluso accordi corrispondenti con undici Paesi», e che tutto ruota ovviamente anche quando si parla di politiche per il clima attorno alla convenienza di un investimento. «È sensato ridurre il CO₂ dove è ancora relativamente economico» lo ha detto sempre chiaro e sempre al Tages il "federale" a capo del dipartimento dell'Ambiente.

Vantaggi discutibili - Il ricercatore Reto Knutti vede le cose in modo diverso. «Questo non ha senso - ha detto - soprattutto perché il finanziamento svizzero non porta a un'ulteriore riduzione dei gas serra. Secondo uno studio di Alliance Sud, l'elettrificazione ad esempio degli autobus tailandesi era comunque prevista». E una volta esaurito il giro dei progetti a basso costo all'estero, si dovrà in ogni caso tornare a confrontarsi con il CO2 di casa nostra. E fa l'esempio ancora una volta degli autopostali. «Perché non iniziare con gli autopostali? Grazie al miglioramento della qualità dell'aria, il risultato è che ne trarremmo maggiori benefici», ha afferma Knutti. Una cosa è chiara al ricercatore sul clima: «Il Parlamento non è in regola con le sue decisioni sulla legge sul CO₂» e «sarebbe necessario fare di più per raggiungere gli obiettivi climatici che gli elettori hanno approvato votando a favore della legge sulla protezione del clima».

I Verdi: disattesa la volontà popolare - Suona la stessa sveglia la capogruppo dei Verdi Aline Trede, che non fa troppa anticamera di parole: «La volontà del popolo viene disattesa», dice, »ancora una volta». E ci mette anche il carico: «Negli ultimi tempi questo accade sempre più spesso. Con il lupo, con la pubblicità del tabacco e ora con il clima. A quanto pare sta diventando un'abitudine».

E lunedì prossimo (il 4 marzo) promette un'ora di interrogazioni di fuoco in Consiglio nazionale per il Capo del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni. Ad Albert Rösti (anticipa) che chiederà «come può la Svizzera ergersi credibilmente a paladina della protezione del clima a livello mondiale se non mantiene le sue promesse climatiche per il 2030 nemmeno con la nuova legge sul CO₂?». Il clima (anche quello dentro a una delle Camere del Parlamento) per inizio di settimana si preannuncia rigido.

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