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SVIZZERA

Credit Suisse va spacchettata

Secondo Ethos vanno scorporate e quotate in borsa le attività elvetiche
TiPress
Fonte Ats
Credit Suisse va spacchettata
Secondo Ethos vanno scorporate e quotate in borsa le attività elvetiche
ZURIGO - La banca è organizzata in quattro divisioni: Swiss Bank, Wealth Management, Investment Bank e Asset Management. Quando si trovava sotto la guida di Tidjane Thiam, presidente della direzione fra il marzo 2015 e il febbraio 2020, l...

ZURIGO - La banca è organizzata in quattro divisioni: Swiss Bank, Wealth Management, Investment Bank e Asset Management. Quando si trovava sotto la guida di Tidjane Thiam, presidente della direzione fra il marzo 2015 e il febbraio 2020, l'istituto aveva preso in considerazione una quotazione dell'unità elvetica per raccogliere fondi volti a finanziare una ristrutturazione. Aveva però alla fine optato per un aumento di capitale che aveva raccolto quattro miliardi di franchi.

Da allora, la banca è stata scossa da ripetute disavventure: in particolare, il fallimento nel marzo 2021 della società finanziaria britannica Greensill Capital, in cui erano stati impegnati 10 miliardi di dollari attraverso quattro fondi, e l'implosione - nello stesso mese del medesimo anno - di Archegos Capital Management, il family office (cioè una società che gestisce uno o più patrimoni familiari) di un finanziere newyorkese di origine coreana, che è costata a Credit Suisse circa cinque miliardi di dollari.

 Secondo Ethos, fondazione che consiglia le casse pensioni e particolarmente attiva sul fronte della finanza sostenibile, l'entrata in borsa della filiale svizzera «invierebbe un forte messaggio al mercato» e sarebbe «un modo per concretizzare il cambiamento di strategia». La quotazione consentirebbe inoltre agli investitori a lungo termine - come i fondi pensione - di «continuare a investire in Credit Suisse senza essere esposti ai rischi dell'investment banking».

Per Ethos, stando a dichiarazioni riportate dall'agenzia Afp, «la banca elvetica ha buone competenze, soprattutto nelle attività di prestito alle piccole e medie imprese. Uno sbarco in borsa sarebbe una buona soluzione», oltretutto «rapida da attuare», in quanto una manovra di tal tipo «era stata decisa e preparata nel 2016, prima che il consiglio di amministrazione cambiasse idea».

Nei giorni scorsi si è parlato di una possibile dismissione dell'unità svizzera. Vi sarebbe anche l'opzione di una cessione di altri segmenti di attività, a partire da quote del portafoglio crediti e dell'investment banking. La banca non ha però mai commentato nessuna di queste speculazioni, ribadendo sempre che è in corso una revisione strategica i cui risultati saranno comunicati fra una settimana, il 27 ottobre, in concomitanza con i dati relativi al terzo trimestre.

Intanto nelle ultime sedute in borsa il titolo Credit Suisse sta proseguendo il suo recupero: oggi guadagna circa l'1%, in un mercato orientato a un ribasso frazionale, e viene scambiato oltre i 4,60 franchi. Rispetto al minimo storico assoluto di 3,52 franchi registrato lo scorso 3 ottobre il valore ha riguadagnato più del 30%. La performance da inizio gennaio rimane comunque tuttora da dimenticare: -48%.

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