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SVIZZERA«Le industrie petrolifere non fanno la cresta»

10.06.22 - 14:52
Il direttore di Avenergy rispedisce al mittente le critiche: «Se il prezzo della benzina è alto non è colpa nostra».
Avenergy
Fonte ats
«Le industrie petrolifere non fanno la cresta»
Il direttore di Avenergy rispedisce al mittente le critiche: «Se il prezzo della benzina è alto non è colpa nostra».
Le aziende attive nel settore erano state ferocemente criticate sia dai Verdi che da Greenpeace: «Gli unici a trarre vantaggio dalla guerra russa sono le società che estraggono il greggio».

BERNA - Se il prezzo della benzina è salito alle stelle non è colpa delle aziende svizzere attive nel settore dei carburanti, che non stanno guadagnando di più: lo afferma Roland Bilang, direttore di Avenergy Suisse, nuovo nome (dal 2019) di quella che un tempo era l'Unione petrolifera. Mister Prezzi vuole però vederci chiaro: sono in corso verifiche per stabilire se non vi siano distorsioni del mercato.

In un'intervista pubblicata oggi da 20 Minuten, Bilang nega che le imprese importatrici stiano aumentando i profitti sulla scia della guerra in Ucraina. «Questa accusa non è logica. Il prezzo del greggio è aumentato a causa del conflitto. Anche le tariffe dell'elettricità e del gas sono salite. La raffinazione del greggio richiede molta energia, il che fa aumentare il costo di acquisto. È questo che provoca il caro benzina, non gli alti margini dei gestori delle stazioni di servizio. Non stiamo spennando nessuno alla pompa di benzina».

L'intervistato rifiuta comunque di farsi fare i conti in tasca. «I margini dei membri della nostra associazione sono coperti dal vincolo di riservatezza commerciale. Ma non ci sono indicazioni di margini e profitti eccessivi o intese sui prezzi. Ciò è stato recentemente constatato anche dalla Commissione della concorrenza».

Bilang respinge «con veemenza» l'accusa - lanciata per esempio dal presidente dei Verdi svizzeri Balthasar Glättli - di essere approfittatori della guerra. Secondo il direttore di Avenergy c'è però chi trae effettivamente vantaggio dall'intervento militare russo in Ucraina: si tratta delle società di estrazione del greggio, che fanno lo stesso sforzo per produrre il petrolio, ma possono venderlo al doppio del prezzo.

Sul tema si sta però attivando l'ufficio del sorvegliante federale dei prezzi. «È in corso un'osservazione del mercato», ha indicato a 20 Minuten Beat Niederhauser, il vice di "Mister prezzi" Stefan Meierhans. A suo avviso «non è da escludere» che vi sia qualcuno che ci faccia la cresta. «Ecco perché stiamo indagando».

A questo proposito Bilang fa sapere di essere in discussione con Mister prezzi. «Finora lui non è stato in grado di presentare motivazioni dimostrabili per i suoi sospetti». Se la benzina in media costa 2,30 franchi al litro, il margine grosso modo è di 30 centesimi, prosegue lo specialista. «I margini sono rimasti abbastanza costanti negli ultimi anni. 93 centesimi vanno allo stato. Il resto, circa la metà, è il prezzo di acquisto. Bisogna anche ricordare che il margine non è il profitto: lo usiamo per pagare i costi di trasporto, i costi operativi delle stazioni di rifornimento, i salari e così via».

Secondo Bilang senza un intervento del Consiglio federale è improbabile che i prezzi del carburante scendano. Bisognerebbe quindi - chiede l'intervistatore - diminuire le tasse? «All'inizio eravamo contrari, ma ora abbiamo dovuto ricrederci: poiché i paesi vicini hanno abbassato artificialmente i prezzi, l'isola elvetica dei prezzi alti è diventata ancora più isola. Se in Italia o in Germania la benzina costa 30 centesimi in meno che in Svizzera, perdiamo ricavi e i distributori nelle regioni di confine sono in pericolo. Questo danneggia anche la Confederazione, perché il gettito fiscale confluisce all'estero».

Il contribuente deve quindi intervenire per assicurare gli utili alle aziende petrolifere? «In primo luogo, non siamo l'industria farmaceutica con profitti miliardari. In secondo luogo, una riduzione delle imposte non ha alcun impatto sui nostri margini», risponde Bilang. «Se gli altri parametri, come il prezzo di acquisto, rimangono invariati, nel caso si decida uno sconto di 30 centesimi sul carburante gli stessi 30 centesimi arriveranno anche al cliente finale», conclude.

COMMENTI
 
Blobloblo 3 mesi fa su tio
Come al solito, non è nessuno!! 🤔
Meck1970 3 mesi fa su tio
vedi sconto in Italia.... prima la benzina costava 30 cts di euro in meno..... adesso costa quasi come in Svizzera. Poi non sono i petrolieri che ci mangiano. Qui succederebbe la stessa cosa.
MrBlack 3 mesi fa su tio
Ricostruite la struttura del prezzo di un anno fa e quella attuale…e si vede chi ci mangia sopra approfittando della situazione.
Lux Von Alchemy 3 mesi fa su tio
Con il dovuto rispetto, senza certezze son solo parole. Oltre alle raffinerie, sono anche gli stessi distributori che profittano. Su tutta la linea ci sono creste. I produttori, alcuni, contribuiscono. Non i russi, anzi, lo scontano il petrolio.
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