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SCIAFFUSA
14.05.2022 - 23:520

L'ex detenuto islamista insegna ai bambini: è polemica

Un 35enne condannato per aver fatto propaganda per l'Isis si è rifatto una vita a Sciaffusa, con un nuovo nome

SCIAFFUSA - Era un membro dell'Isis, accusato di propaganda estremista e di essere coinvolto nella pianificazione di attentati terroristici in Europa. A sei anni dalla sentenza oggi insegna arabo e religione in una moschea svizzera.

Sta facendo scalpore oltre Gottardo il caso di un 35enne iracheno condannato a 44 mesi di carcere nel 2016 e all'espulsione «a tempo indeterminato». In realtà, come scoperto dai giornalisti della Weltwoche, l'uomo si è rifatto una vita a Sciaffusa, come insegnante di lingua e di Corano presso un'associazione islamica. L'ordine di espulsione non è mai stato eseguito perché - ha riferito il settimanale - secondo il Tribunale federale il 35enne avrebbe rischiato la tortura e la pena di morte rientrando in Iraq. Ma questo non diminuisce la sua pericolosità: «Una volta uscito dal carcere Abdullah costituirà una minaccia per la sicurezza interna della Svizzera» si legge nel rapporto della polizia federale.

Non è tutto. L'ex detenuto sarebbe al beneficio dell'assistenza: a quanto risulta è stato aiutato nella ricerca di un'abitazione dalle autorità sciaffusane, che gli hanno consentito di cambiare identità scegliendo un nome ebraico. Il 35enne è sposato con una donna svizzera convertita all'Islam e - secondo il settimanale - a breve potrebbe chiedere la naturalizzazione con procedura semplificata. 

A destare preoccupazione, in particolare, il fatto che l'ex detenuto sarebbe a contatto con allievi minorenni nella sua nuova veste di insegnante. La notizia non ha mancato di suscitare dure reazioni a livello politico. «Le autorità di Sciaffusa hanno fallito e hanno evidentemente agito con trascuratezza. Una cosa del genere non dovrebbe accadere» ha commentato a 20 Minuten il consigliere nazionale UDC Mauro Tuena, presidente della Commissione per la politica di sicurezza. Per il deputato democentrista è «assolutamente inaccettabile che una persona del genere cambi il proprio nome e poi possa tornare a insegnare a bambini e giovani. Le autorità avrebbero dovuto osservarlo più da vicino dopo la pena detentiva e, se necessario, vietargli di lavorare».

Il consigliere agli Stati Thomas Minder (Udc) ha inoltre presentato una mozione per precludere il cambio di nome alle persone destinatarie di un ordine di espulsione. Il Consiglio federale si è pronunciato favorevolmente.  

Anche dalle fila del Plr e dei Verdi si sono levate voci di condanna. Christa Markwalder (Plr) ha definito «preoccupante» il caso del 35enne, e auspicato che la nuova legge anti-terrorismo in vigore dal primo giugno «fornirà una base giuridica per evitare situazioni simili in futuro». Sibel Arslan (Verdi) sottolinea l'importanza di tutelare i più giovani dall'esposizione a influenze estremiste. «I bambini sono particolarmente sensibili e non devono essere lasciati in mano a persone radicalizzate».  

Anche l'esperta di islamismo Saïda Keller-Messahli trova «assolutamente ripugnante» che l'uomo possa insegnare religione a dei minorenni. «Nella zona vivono musulmani di diverse culture. Questo dà all'uomo l'opportunità di influenzare bambini e giovani con la sua ideologia estremista». Anche Önder Güneş, portavoce della Federazione svizzera delle organizzazioni ombrello islamiche FIDS, ha preso le distanze dalla moschea di Sciaffusa definendo «altamente problematica» la decisione di affidare all'ex detenuto l'insegnamento. 

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