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SVIZZERAI genitori vogliono bandire il logo TCS dalla pettorina

07.10.21 - 09:17
È presente da decenni. Ma ora c'è chi ritiene che in questo modo i bambini vengano usati per veicolare pubblicità
20min/Marco Zangger
Fonte 20 Minuten / Christina Pirskanen
I genitori vogliono bandire il logo TCS dalla pettorina
È presente da decenni. Ma ora c'è chi ritiene che in questo modo i bambini vengano usati per veicolare pubblicità

ZURIGO - I bambini le indossano lungo il tragitto da casa alla scuola dell'infanzia. Stiamo parlando delle pettorine, i triangoli catarifrangenti che vengono prodotti da circa quarant'anni dal TCS. E che presentano anche il logo dell'associazione.

Un logo che ora fa discutere alcuni genitori: «È sconvolgente che il TCS sfrutti i nostri bambini per fare pubblicità e allo stesso tempo agisca contro i loro interessi» afferma Andrea Hüsser, coordinatrice della campagna “Kindsgi-Bändel ohne Werbung” (Pettorina senza pubblicità). Una campagna che mette a disposizione adesivi gratuiti per coprire i loghi.

Si tratta di adesivi di animali, ma anche riportanti la cifra “30”. Hüsser sottolinea, infatti, che il TCS rappresenta principalmente gli interessi degli automobilisti, non quelli di pedoni o bambini. E ce si oppone contro il limite di velocità a trenta chilometri orari: «Per noi questa è una grande contraddizione».

La reazione del TCS - «Siamo un po' stupiti e ci dispiace che attraverso le pettorine si stiano cercando di trasmettere dei messaggi politici» afferma Daniel Graf, portavoce del TCS. Dire che l'associazione sia del tutto contraria ai trenta chilometri orari sarebbe inoltre sbagliato: «Il TCS accoglie favorevolmente e sostiene le zone 30 e 20 nelle strade di quartiere, soprattutto nelle vicinanze delle scuole» sottolinea Graf.

Lo zampino di Campax? - Il portavoce sospetta che l'azione che si batte contro il logo dell'associazione sulle pettorine sia controllata dall'organizzazione Campax. «Da un lato, secondo Campax, i bambini non dovrebbero veicolare messaggi pubblicitari, ma va bene se lo fanno con il “bollino 30” per le questioni sostenute da Campax» dice Graf. Un'accusa, questa, che Hüsser respinge fermamente: «L'azione è condotta esclusivamente da me e da altri due promotori». E spiega che Campax sostiene la campagna soltanto con l'invio degli adesivi e mettendo a disposizione una pagina web.

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