Alle stelle la pressione sociale sui non vaccinati
Keystone
SVIZZERA
30.06.2021 - 18:060
Aggiornamento : 01.07.2021 - 09:46

Alle stelle la pressione sociale sui non vaccinati

Il dibattito tra i pro e i contro spacca in due la società, creando diverbi che tengono alta la tensione.

E c'è chi arriva a evitare discussioni sull'argomento o a mentire sulla propria posizione al riguardo.

BERNA - In Svizzera sono già state somministrate oltre sette milioni di dosi di vaccino. E le persone completamente immunizzate sfiorano ora i 3 milioni. Sono però ancora in molti gli scettici.

In cifre - Un sondaggio condotto da Tamedia e 20minuti a inizio giugno ha mostrato che il 15% degli intervistati rifiuta categoricamente la vaccinazione, mentre il 14% non è ancora sicuro di voler essere vaccinato. Secondo gli esperti, per raggiungere l’immunità di gregge è però necessario che il 70-80% della popolazione lo sia. E l’attenzione si catalizza sugli indecisi, che iniziano a subire pressioni importanti da amici, colleghi e familiari. 

Belinda (38) *
«Mi sento sotto pressione perché non voglio essere vaccinata. Il fatto che il Consiglio federale faccia questo anche ai giovani, permettendo l’accesso agli eventi solo con un certificato, non va bene. Ora evito discussioni su questo argomento, che viene riproposto ogni giorno anche al lavoro. Dico però chiaramente che non mi farò vaccinare».

Elena (62) *
«Purtroppo mi sento sotto pressione. Non appena qualcuno dice che non vuole essere vaccinato, viene etichettato come una persona antisociale. Le discussioni diventano subito emotive, distanziandosi dall’oggettività, cosa che considero problematica».

Ashley (51)*
«Mi è stato chiaro fin dall'inizio che volevo farmi vaccinare. Tutte le persone a me vicine hanno passato ore a cercare di spiegarmi perché la vaccinazione sarebbe pericolosa. All'inizio partecipavo alla discussione, ma con il tempo mi sono stancata. Adesso nego e dico che non mi sono ancora vaccinata. Questo mi richiede un grande sforzo, ma temo che non facendolo potrei perdere degli amici».

«Una profonda divisione» - Ruth Baumann-Hölzle, esperta in etica, dirige l'Istituto Dialog Ethics. «Percepiamo chiaramente che quando si affronta la tematica della vaccinazione, l'attenzione si rivolge fortemente sulla persona e c'è poco scambio basato sui fatti. Sia i sostenitori che gli avversari discutono molto fortemente, e in chiave morale», afferma. Senza le necessarie informazioni di base, cioè un confronto basato su quali rischi si corrono con una vaccinazione e quali se non ci si vaccina, ci sarà uno scambio emotivo: «O sei favorevole o contrario. E la controparte viene così etichettata. Ciò porta a profonde divisioni e minaccia la coesione della società».

L’altro come avversario - Secondo Baumann-Hölzle, la disputa sulla questione vaccinazione è in pericolosa escalation, sia a livello personale che sociale: «L'altro non è più solo un dissidente, ma un avversario o addirittura un nemico. Questo mette a rischio amicizie e relazioni e rende più profonde le spaccature nella società. Questo mi preoccupa molto».

* nome reale noto alla redazione.

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