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SVIZZERA«La situazione è cupa»: l'USAM vuole uscire dal lockdown

09.02.21 - 11:22
Il direttore parla di misure sproporzionate rispetto all'attuale situazione epidemiologica
20min/Sonja Mulitze
Fonte ATS
«La situazione è cupa»: l'USAM vuole uscire dal lockdown
Il direttore parla di misure sproporzionate rispetto all'attuale situazione epidemiologica
La Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino: «Attenzione a voler allungare la strada delle limitazioni, stiamo marciando con scarpe che già evidenziano segni di usura».

BERNA - L'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) chiede una riapertura dell'economia e della società dal primo marzo. Secondo l'organizzazione delle piccole e medie imprese (PMI), la strategia volta a introdurre misure di semi-confinamento fino alla fine della pandemia è fallita.

Ogni giorno di chiusura supplementare provoca costi e sofferenze immense. «La strategia del lockdown ha fallito. Per questo motivo le PMI e l'USAM chiedono che vi sia posto un termine il primo marzo», ha spiegato il suo presidente Fabio Regazzi oggi in una conferenza stampa online.

Grazie a una protezione mirata e a misure quali la vaccinazione, i test e il "contact tracing", la libertà economica potrebbe essere nuovamente garantita, ha aggiunto il consigliere nazionale ticinese. Anche per quanto riguarda gli scambi sociali si potrebbe inoltre ritornare gradualmente alla normalità. Stando a Regazzi, l'USAM si aspetta che il programma di vaccinazione venga ultimato entro la fine di giugno.

Strategia di uscita dalla crisi - Il Consiglio federale deve proporre una strategia di uscita dalla crisi. Le PMI hanno bisogno di prospettive, ha proseguito il parlamentare popolare-democratico. I membri dell'USAM parlano di catastrofe senza precedenti, di crisi di panico e dell'impossibilità di pianificare attività commerciali. La mancanza di comprensione nei confronti delle misure prese finora è aumentata.

Per il direttore dell'USAM Hans-Ulrich Bigler, le decisioni del Governo non si basano sui fatti, bensì su scenari futuri e privilegiano quelli peggiori possibili. A suo avviso, inoltre i provvedimenti presi si contraddicono. In dicembre il tasso di riproduzione del virus era fortemente relativizzato, mentre il semi-confinamento attuale si basa esclusivamente su questo valore.

Nonostante i dati siano stabili o addirittura in leggera diminuzione, vengono introdotte misure «sproporzionate» che ricalcano modelli adottati all'estero.

«Allarmismo» - Secondo Bigler, la politica di comunicazione della Confederazione è ampiamente caratterizzata dall'«allarmismo». La task force scientifica non consiglia il Consiglio federale, ma lo critica nei media, ha deplorato.

L'USAM chiede pertanto misure di accompagnamento immediate affinché le PMI possano riaprire in maniera ordinata, minimizzando i rischi di contagio.

«Flessibilizzazione completa» - Secondo il presidente della Federazione zurighese dell'USAM Werner Scherrer, «una flessibilizzazione completa è necessaria affinché ciascuna impresa possa seguire la propria strada». A suo avviso, l'obbligo del telelavoro dovrebbe essere abolito immediatamente, visto che non ha portato nulla di positivo, a parte controlli costosi e cavillosi.

L'USAM rappresenta la principale organizzazione dell'economia svizzera e raggruppa oltre 230 associazioni professionali e 500'000 PMI. A suo dire, si tratta del 99,8% delle imprese presenti nella Confederazione.

Il Ticino condivide - La Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino, quale associazione mantello dell’economia ticinese e, al contempo, Sezione ticinese dell’USAM, sostiene senza riserve la richiesta dell'USAM. «Il 1. marzo l’economia deve poter ripartire. Non si intravvedono valide ragioni per non farlo, soprattutto laddove il rispetto dell misure di protezione è garantito».  Al Consiglio federale viene quindi chiesto di «dichiarare già sin d’ora la riapertura per il prossimo 1° marzo» e «presenti, a più di un anno di distanza, una chiara visione per la ripartenza, nella quale l’attività economica non sia relegata in secondo piano, ma sia una componente essenziale».

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