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PICCOLE STORIEQuel rigore parato all'esordio con il Lugano e... i pattini appesi al chiodo a soli 25 anni

22.02.24 - 07:00
Nicola Fraschina ha militato per diverse stagioni fra le fila dei bianconeri a cavallo fra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90.
Foto NF
Quel rigore parato all'esordio con il Lugano e... i pattini appesi al chiodo a soli 25 anni
Nicola Fraschina ha militato per diverse stagioni fra le fila dei bianconeri a cavallo fra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90.
L'idolo dell'ex portiere 52enne è sempre stato Alfio Molina: «È una leggenda ed è stato un capitolo importante della mia vita».
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LUGANO - Nel roster del Grande Lugano - che ha conquistato 4 campionati svizzeri, fra il 1986 e il 1990 - a un certo punto era presente anche il giovane Nicola Fraschina.

L'ex estremo difensore ha infatti iniziato a respirare l'aria della Prima Squadra ad appena 17 anni nella stagione 1988/1989, momento in cui John Slettvoll l'ha preso in considerazione in qualità di terzo portiere. «All'epoca stavo svolgendo l'apprendistato di tappezziere/decoratore di interni e nello stesso tempo ero il portiere titolare della U20 Elit bianconera», ha raccontato Fraschina. «Un giorno è arrivata la chiamata del maestro svedese per un allenamento e da allora mi ha convocato con frequenza, anche come riserva per le partite in caso di infortunio. Ho avuto la possibilità di realizzare un sogno che avevo fin da bambino».

Nel 1990 il ticinese ha anche vinto il campionato svizzero, dietro a Urs Räber e Markus Bachschmied. «Anche se non sono mai sceso in pista in un match ufficiale, mi sono allenato tutto l'anno con la squadra e ho giocato qualche amichevole, per cui ho potuto festeggiare il titolo. Ho avuto la fortuna di vivere il Grande Lugano inizialmente da tifoso e in seguito condividendo lo spogliatoio con dei campioni come Johansson, Eberle e Vrabec. È stato un periodo ricco di soddisfazioni ed è stato anche stimolante alternare fino a 22 anni gli impegni con gli Elit a quelli con la Prima Squadra».

Quando hai firmato il primo contratto da professionista? «Nella stagione 1990/1991 a 19 anni e il coach era Andy Murray, che ho apprezzato particolarmente. Il canadese ci ha insegnato i metodi di allenamento della NHL e a livello umano aveva un'empatia e un'umiltà fuori dal comune. L'esordio in campionato è invece avvenuto nel 1992 e in quel periodo ho difeso la porta sei volte. Il mio momento è dunque giunto a 21 anni contro il Bienne, in un match che stavamo perdendo 3-2 dopo che Christophe Wahl aveva incassato due gol in sequenza. Sono stato buttato nella mischia senza riscaldamento e mi tremavano le gambe, ma alla fine ci siamo imposti 5-3 e a 10 minuti dal termine ho addirittura parato un rigore allo straniero dei Seelanders. Ho poi giocato anche la gara seguente da titolare con il Kloten vinta 2-1, ricevendo il premio di miglior giocatore. Una gioia immensa, non ci potevo credere».

A fine campionato Fraschina si è poi trasferito un biennio all'Ajoie, fra i cadetti, per farsi le ossa e successivamente è tornato a Lugano come riserva di Lars Weibel, ma la sua seconda esperienza alla Resega è durata una stagione (1995/1996). A soli 25 anni ha infatti appeso i pattini al chiodo. «Ho giocato la mia ultima partita nel 1996, poi la morte prematura di mio padre mi ha spinto a smettere improvvisamente con l'hockey e a rilevare l'azienda di famiglia, in cui lavoro tuttora. È stato doloroso, ma ho preferito immergermi al 100% nella professione in cui mi ero specializzato e che mi aveva insegnato lui».

Com'è nata la tua passione per l'hockey? «Dopo che mio padre mi ha portato a vedere un incontro del Lugano a Mezzovico nel 1976. Vedevo questi giocatori uguali che si rincorrevano e la cosa non mi entusiasmava molto, ma poi ho notato il portiere e ne sono rimasto affascinato. Aveva una grande maschera colorata, un'armatura strana, un guanto a forma di pinza e - in aggiunta a questo - fra i pali c'era Alfio Molina, una leggenda che parava tutto. Volevo essere come lui, per cui ho iniziato a emularlo per strada con gli amici, costruendo personalmente l'equipaggiamento con dei cartoni e dei pezzi di gomma delle automobili. Quando poi avevo 8 anni i miei genitori mi hanno fatto una sorpresa invitando una sera a cena proprio Molina. Il mio idolo mi ha regalato il suo bastone firmato e poco tempo dopo i miei genitori mi hanno iscritto alla scuola di hockey, è stato memorabile. Da professionista ho anche ricevuto il privilegio di indossare la mitica maglia numero uno, che in seguito è stata ritirata. Ogni volta che vado alla pista e la vedo appesa, penso sempre che sono stato uno dei pochi nella storia del Lugano ad avere avuto l'onore di vestirla dopo di lui. Molina è stato un capitolo importante della mia vita».

Raccontaci un aneddoto che hai vissuto... «All'epoca le squadre che conquistavano il campionato disputavano una sorta di Coppa Campioni. Le vincitrici passavano attraverso a delle qualificazioni per accedere al torneo conclusivo, dove si affrontavano le 4 migliori formazioni d'Europa. Nel 1990 il Lugano aveva staccato il pass per la fase finale di Düsseldorf, ma essendo il terzo portiere non ero stato convocato. La sera prima della partita contro i finlandesi del Turku però - complice un infortunio occorso a Bachschmied - ho ricevuto una telefonata verso mezzanotte da parte di Fausto Senni, che mi diceva di volare il prima possibile in Germania. Per fortuna ero a casa e ho potuto rispondere alla chiamata, così qualche ora dopo sono decollato da Agno insieme ad alcuni tifosi bianconeri che andavano a vedere il match. È stata un'avventura emozionante. La sera prima i miei amici mi avevano inoltre visto a Lugano, mentre il giorno seguente alla televisione e quando sono tornato erano più esaltati di me. Anche se non ho avuto una carriera lunga, grazie all'hockey mi sono divertito davvero tanto e ho potuto togliermi le mie soddisfazioni. Il compagno di squadra più forte? Senza ombra di dubbio Igor Larionov».

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COMMENTI
 

L'Azzeccagarbugli 1 mese fa su tio
Grande Nick👏👏🥳

Panoramix il Druido 1 mese fa su tio
Me lo ricordo bene, siamo praticamente coetanei. Solo che lui era in pista ed io in Curva Nord. Bei tempi!

sergejville 1 mese fa su tio
Bravo Nicola. Ragazzo serio e preparato. Una bella (purtroppo corta) carriera da portiere. E Luganese bianconero Doc come tutta la sua famiglia.

cama70 1 mese fa su tio
ciao Nick, che bei ricordi i tempi degli Elites :-) ....quando eravamo giovani hahahahahah
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