Cerca e trova immobili

PICCOLE STORIE«Quella volta in auto con Rick Nash...»

16.11.23 - 07:00
Renzo "Bibbo" Mazzuchelli ha raccontato alcuni aneddoti riguardanti l'esperienza vissuta in Nord America insieme a Raffaele Sannitz.
Foto, RM
Nella foto piccola a sinistra Mazzuchelli insieme alla leggenda di NHL Peter Forsberg al torneo di golf di Crans-Montana.
Nella foto piccola a sinistra Mazzuchelli insieme alla leggenda di NHL Peter Forsberg al torneo di golf di Crans-Montana.
«Quella volta in auto con Rick Nash...»
Renzo "Bibbo" Mazzuchelli ha raccontato alcuni aneddoti riguardanti l'esperienza vissuta in Nord America insieme a Raffaele Sannitz.
Il 45enne ticinese - con un passato nell'hockey minore elvetico - è attualmente maestro di sci alpino a Crans-Montana e collabora anche per la "TaylorMade", una prestigiosa marca di golf.
SPORT: Risultati e classifiche

CRANS-MONTANA - Non tutti i giocatori di hockey hanno iniziato la loro carriera da bambini: Renzo Mazzuchelli ha mosso i suoi primi passi a 17 anni per poi ottenere una promozione in Prima Lega con il Crans-Montana.

Il 45enne ha infatti esordito in Seconda Divisione fra le fila dei vallesani nel 1998, quando aveva 20 anni, senza mai militare in un settore giovanile. In precedenza il ticinese era infatti un discreto calciatore del vivaio del Lugano, dopodiché si è cimentato nello skater, disciplina che l’ha successivamente portato a sbizzarrirsi anche sul ghiaccio per diverse stagioni. «La ragione della mia vita è sempre stata il calcio fin da bambino», ha esordito Mazzuchelli, per gli amici “Bibbo”. «Nella mia testa sarei voluto diventare un professionista e per me esisteva soltanto il Lugano, ma a 17 anni ho deciso di appendere le scarpette al chiodo poiché non sono più stato preso in considerazione dai bianconeri, che volevano trasferirmi. Questa scelta sofferta mi ha portato in seguito ad appassionarmi dapprima all’inline skater e poi all’hockey su ghiaccio».

Com’è cominciata la tua avventura? «Ho iniziato disputando le partite valide per la Lega dei bar, che tecnicamente corrisponderebbe alla Quarta Divisione. I match avevano luogo la domenica, mentre l’unico allenamento il mercoledì. Avevo già 17/18 anni per cui era impossibile pensare di iniziare una carriera da sportivo d’élite ma non mi interessava, visto che avevo ormai deciso di immergermi al 100% in questa nuova realtà. Essendo già un appassionato di hockey e sapendo pattinare, il mio inserimento è stato abbastanza veloce. In questo contesto ho poi conosciuto alcuni giocatori che militavano in Terza Lega, sia nel Pregassona sia nel Ceresio, così ho iniziato ad allenarmi con entrambe le squadre, arrivando a scendere sul ghiaccio praticamente tutti i giorni senza però giocare le gare. In seguito mi sono trasferito a Crans-Montana dove svolgevo la mansione di maestro di sci, ma volevo continuare anche con gli allenamenti di hockey e sono di conseguenza sceso in pista con la formazione locale di Seconda Lega. Dopo un po’ di tempo il club ha deciso di tesserarmi e ho dunque ricevuto la prima licenza della mia vita, realizzando un sogno. Non mi sono più fermato e ben presto sono diventato un fanatico. Nello sport mi è sempre piaciuto impegnarmi al massimo, per cui nel periodo invernale scendevo sul ghiaccio mentre in quello estivo mi allenavo sulle rotelle a Pregassona, riuscendo in quest’ultima disciplina a raggiungere in varie occasioni il titolo svizzero e alcune presenze con la Nazionale. Il mio livello si è inevitabilmente alzato e malgrado qualche carenza, sono comunque riuscito a giocare in pianta stabile con i vallesani e a centrare addirittura la promozione in Prima Lega. È stata una grande soddisfazione».

L’ambiente hockeystico ha portato il sottocenerino a conoscere Raffaele Sannitz e i due sono diventati inseparabili. Nel 2001 l’attuale head-coach dei Bellinzona Rockets è stato draftato in NHL dai Columbus Blue Jackets e quando successivamente si è recato oltre oceano, Mazzuchelli ha avuto un ruolo di supporto, accompagnandolo in due occasioni negli USA per dargli una mano ad ambientarsi e per aiutarlo con l’inglese. «Grazie a Sannitz ho avuto la possibilità di vivere delle esperienze uniche e indimenticabili nell’ambiente dell’hockey. Nel 2002 Raffaele era ai box a causa di un brutto infortunio all’anca ed è stata la prima volta che ci siamo recati a Columbus, poiché i Blue Jackets volevano capire l’entità del suo problema, sottoponendolo a una visita medica privata. Siamo stati in Nord America una decina di giorni e qui è nato il primo aneddoto, visto che siamo stati accompagnati in auto dal dottore della società da un certo Rick Nash, che la stagione successiva avrebbe poi conquistato il titolo svizzero con il Davos durante il lock-out di NHL. Siamo anche stati fotografati insieme da una cinquantina di tifosi e il bello è che io non centravo assolutamente niente. Qualche giorno dopo, la franchigia ci ha inoltre chiesto di seguire la squadra a Philadelphia per un match di campionato e ci siamo ritrovati a viaggiare in business class con delle star che fino a quel momento avevo visto soltanto alla televisione. Oggi a 45 anni ci rido sopra, ma vent’anni fa sono stati momenti emozionanti».

Nella stagione 2004/2005 Sannitz è poi partito alla volta degli Stati Uniti, dove ha militato per un anno nel Farm Team dei Blue Jackets, ovvero i Syracuse Crunch in AHL. «Quando ha ricevuto la possibilità di trasferirsi oltre oceano sono nuovamente partito con lui, rimanendoci per due mesi. In quel contesto avevo deciso di portare pattini e guantoni, con la speranza di trovare un’occupazione nel settore giovanile. Non è stato il caso ma a una decina di giorni dall’inizio del campo d’allenamento ufficiale ho avuto l’onore di scendere anche io sul ghiaccio ad allenarmi in maniera soft con alcuni giocatori diventati poi delle star di NHL, che provavano il nuovo materiale e che cercavano le giuste sensazioni prima di aggregarsi alla squadra. Inizialmente eravamo solo in quattro, ma nei giorni seguenti sono aumentati i campioni in pista e ho ovviamente preferito farmi da parte, anche perché la differenza di livello iniziava a farsi sentire. Oltre a dribblare Aaron Johnson, con cui ho legato molto, sono anche riuscito a segnare qualche gol a Pascal Leclaire e per un ragazzo di Seconda Lega è stato fantastico potersi misurare con degli elementi di quel calibro. Se non fosse stato per l’inizio della stagione sciistica a Crans-Montana sarei restato più tempo e la mia idea era di tornare, ma al termine del campionato Sannitz si è trasferito in Ticino e non se ne è fatto più niente».

E ora di cosa ti occupi? «Smesso l’hockey nel 2010 mi sono cimentato nel golf, sempre con la stessa attitudine che ho avuto negli sport praticati precedentemente. Ho iniziato a giocare tutti i giorni partendo da zero e nel giro di sei-sette anni sono riuscito a raggiungere l’handicap 1,4 (si parte da 36, ndr) e sono anche stato in grado di far diventare questa disciplina un lavoro, visto che attualmente collaboro con una marca di golf – la TaylorMade – e mi occupo dei “fitting”. I clienti vengono da me per comprare le mazze da golf e grazie al simulatore, in base a come colpiscono la pallina, trovo i ferri adatti a tutti. In estate è la mia occupazione principale mentre in inverno continuo a fare il maestro di sci a Crans-Montana, dove durante un mese circa preparo anche la pista per le gare di Coppa del Mondo. Sono immerso al 100% nello sport da tutta la vita e grazie alle varie discipline praticate e alle persone incontrate sul mio percorso, ho avuto la fortuna di togliermi tante soddisfazioni».

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
COMMENTI
 

L'Azzeccagarbugli 7 mesi fa su tio
Articolo interessante! Questo Mazzuchelli è un vero leader

Pianeta Terra 7 mesi fa su tio
Grande! Sempre bello vedere / sentire qualcuno che mette il massimo in ciò che fa!!
NOTIZIE PIÙ LETTE