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I RACCONTI DELLA F1

Da Spielberg a Silverstone: il vero nemico della F1 è il caldo

Nell’abitacolo si superano i 60°C: ecco come i piloti sfidano il calore
Da Spielberg a Silverstone: il vero nemico della F1 è il caldo
Imago
Da Spielberg a Silverstone: il vero nemico della F1 è il caldo
Nell’abitacolo si superano i 60°C: ecco come i piloti sfidano il calore
Non basta essere veloci, si deve anche riuscire a sopravvivere... al caldo.
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SILVERSTONE - La Formula 1 non conosce soste. Archiviato il weekend tra le foreste della Stiria, il Circus è già pronto a riaccendere i motori nel tempio della velocità britannica: Silverstone.

Sulla cronaca non mi dilungo, tanto ormai l’avete già divorata in tutte le salse. Vi starete però chiedendo: e il tradizionale Premio Martello? Questa volta lascia Sir Lewis Hamilton e prende ufficialmente la strada di George Russell, autore in Austria del nuovo tormentone social: “Stay calmo”. Una formula che potrebbe tornargli utile proprio nel suo Gran Premio di casa.

Ma ne "I Racconti della F1" oggi apriamo il sipario su uno degli aspetti più estremi e meno conosciuti di questo sport: il caldo infernale dentro una monoposto.

All’interno dell’abitacolo, infatti, la temperatura oscilla normalmente tra i 45 e i 50°C, ma nei weekend più torridi, come Singapore, Qatar o Miami, la temperatura percepita può addirittura superare i 60°C. Una vera e propria sauna ad altissima velocità.

Le cause? Motore e componenti ibride a pochi centimetri dal pilota, scarsa ventilazione, asfalto rovente e l’abbigliamento ignifugo obbligatorio composto da tuta, casco, guanti e sottotuta.

Durante una gara un pilota può perdere fino a 4 chilogrammi in liquidi, motivo per cui preparazione fisica e idratazione sono fondamentali. Non sorprende quindi che i piloti di Formula 1 siano considerati atleti d’élite, chiamati a sopportare temperature estreme, accelerazioni fino a 5G e quasi due ore di gara.

Proprio in Austria è stato attivato il protocollo relativo al gilet refrigerante, o come qualcuno nel paddock lo ha ribattezzato scherzosamente, la “zavorra”. Non si tratta di un obbligo, ma di una raccomandazione introdotta dalla FIA dopo il drammatico Gran Premio del Qatar 2023, quando diversi piloti conclusero la gara in evidente difficoltà fisica.

Il sistema prevede un piccolo box installato sulla monoposto che raffredda un liquido fatto poi circolare attraverso tubi integrati nella maglia ignifuga del pilota. Una soluzione tecnologicamente avanzata che, tuttavia, non convince tutti. Alcuni lamentano fastidiosi punti di pressione causati dai tubi schiacciati contro il sedile, mentre altri ritengono semplicemente di non averne bisogno.

Fuori dalla pista, invece, la lotta al caldo continua con strumenti ormai diventati familiari nel paddock: dai gilet riempiti di ghiaccio secco fino alle innovative giacche refrigeranti sviluppate da Adidas, capaci di mantenere più fresca la temperatura corporea dei piloti anche sotto il sole cocente.

Perché in Formula 1 non basta essere veloci. Bisogna anche saper sopravvivere al caldo. E noi, in barba al caldo asfissiante, pigiamo sul gas sempre e comunque, alla prossima.

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