Donna trans allontanata dalla piscina: «L'hanno immobilizzata a terra e portata via»

La città di Berna ammette l'errore e riconosce il diritto di una donna trans ad accedere all'area della piscina pubblica riservata esclusivamente alle donne.
BERNA - Dopo le polemiche sono arrivate le scuse. La città di Berna, in una nota diffusa questo pomeriggio, ha riconosciuto che la decisione di allontanare una donna trans da un'area a esclusivo utilizzo femminile della piscina pubblica del complesso Marzili è stata «sbagliata».
Le autorità cittadine hanno inoltre precisato che la donna aveva diritto ad accedere all’area: «Tutte le persone che si identificano come donne e vivono come tali possono entrare in piscina». In caso di dubbi, viene preso in considerazione il genere registrato ufficialmente. «La persona interessata rispettava i criteri di accesso», si legge nella comunicazione.
L'episodio è avvenuto ieri, domenica 28 giugno, nel complesso situato nel cuore della capitale. Una donna trans è stata allontanata dalla polizia dopo che diverse bagnanti avevano segnalato la sua presenza. L’intervento ha suscitato immediate polemiche e accuse di comportamento discriminatorio.
Secondo quanto riferito a 20Minuten da una conoscente della persona coinvolta, «sei agenti l’hanno immobilizzata a terra, ammanettata e portata via». La testimone ha definito l’episodio «violenza transfobica».
La polizia cantonale bernese ha confermato di essere intervenuta poco prima delle 17.30, su segnalazione del personale della struttura. La persona si sarebbe rifiutata di lasciare l’area nonostante le richieste, mentre alcune presenti avevano espresso disagio per la sua presenza nello spazio riservato.
All’arrivo degli agenti, parte dei presenti si sarebbe schierata a sostegno della donna, ostacolando i controlli. La polizia sostiene che la persona abbia opposto resistenza alle misure adottate.
Durante l’intervento, una poliziotta è stata aggredita da una persona non identificata e ha riportato lievi ferite. La donna trans è stata portata in centrale per accertamenti e successivamente rilasciata.
La testimone contesta la versione ufficiale e accusa gli agenti di aver rifiutato il dialogo, agendo in modo «intimidatorio». Secondo il suo racconto, la donna avrebbe riportato diversi ematomi a seguito dell’intervento.
L’episodio ha suscitato reazioni anche a livello nazionale. Le organizzazioni Transgender Network Switzerland (TGNS), Lesbenorganisation Schweiz (LOS) e Pink Cross parlano di «titoli vergognosi» in piena stagione del Pride bernese.
Jann Kraus, membro del consiglio di TGNS, chiede maggiore tutela per le persone trans e sottolinea che le strutture balneari devono garantire protezione da ogni forma di discriminazione. Daniel Furter, direttore di Pink Cross, invoca una migliore formazione per il personale e le forze dell’ordine: «In situazioni simili servono comprensione reciproca e rispetto, non confronto».



