«Odermatt non è così rilassato... Rispetto all'Italia, in Svizzera c’è molto più rispetto verso un insuccesso»

Giorgio Rocca - ex sciatore da 22 podi in CdM (fra cui 11 successi) e tre bronzi iridati - ci ha parlato di Odermatt (ma non solo): «Anche lui alla fine è umano»
«von Allmen? Ha portato in pista la sua abituale irruenza e sfrontatezza, abbinandola alla tecnica. Mettendo insieme i pezzi, è riuscito a disputare la gara perfetta».
Giorgio Rocca - ex sciatore da 22 podi in CdM (fra cui 11 successi) e tre bronzi iridati - ci ha parlato di Odermatt (ma non solo): «Anche lui alla fine è umano»
«von Allmen? Ha portato in pista la sua abituale irruenza e sfrontatezza, abbinandola alla tecnica. Mettendo insieme i pezzi, è riuscito a disputare la gara perfetta».
BORMIO - Secondo nella mitica discesa di Kitzbühel, dove non è riuscito a sfatare il tabù, quarto nella discesa di Crans Montana (l’ultima gara prima delle Olimpiadi) e fuori dal podio anche nella gara inaugurale di Milano-Cortina. Marco Odermatt - che lunedì si è poi aggiudicato l’argento nella combinata a squadre, dopo che aveva chiuso la discesa al terzo posto - ci aveva abituato bene. Motivo per cui la sua partenza “lenta” di Bormio sta facendo discutere, anche se il campione rossocrociato ha ancora il super G e il gigante per rendere i Giochi italiani indimenticabili. Ne abbiamo parlato con Giorgio Rocca, il quale nel 2006 - da gran favorito - uscì di scena dopo poche porte nello slalom olimpico del Sestriere. Per lui e per la delegazione azzurra fu una grandissima delusione...
La gestione della pressione - «Non è per tutti uguale. Per Odermatt sembrava tutto facile, almeno fino a qualche gara prima delle Olimpiadi. Ci teneva a vincere a Kitzbühel, ma non ci è riuscito e forse questo aspetto un po’ ha influito. Anche lui alla fine è umano. È sempre lì fra i migliori, ma verosimilmente oggi non è così rilassato mentalmente e non riesce a sciare come vorrebbe. Quando vuole forzare, probabilmente quell'istinto che solitamente gli viene facile oggi gli riesce un po' meno. In un’Olimpiade devi essere perfetto, altrimenti non vinci».
La tua delusione di 20 anni fa... - «Credo che non si possa paragonare la mia situazione a quella di Odermatt. Il contesto di allora era totalmente diverso. In Italia puntarono tutto su di me perché non c’era praticamente nessun altro. La Svizzera ha un giornalismo che è totalmente diverso da quello italiano: in Italia si fissano su un soggetto e “martellano”. Lo vediamo oggi con Jannik Sinner, che hanno quasi "ucciso" perché nella semifinale degli Australian Open ha perso contro Djokovic. Ripeto, con Djokovic, non con il numero 300 al mondo».
Convivenza difficile? - «Diciamo che è complicato… La stampa italiana influenza molto anche i tifosi, che si affezionano e si disaffezionano velocemente. In Svizzera c’è molta più cultura sportiva rispetto all'Italia e più rispetto verso un insuccesso. La stampa elvetica influisce meno sulle prestazioni degli atleti ed è un elemento di disturbo in meno».
ImagoVon Allmen, una sorpresa? - «Ha portato in pista la sua abituale irruenza e sfrontatezza, abbinandola alla tecnica. Mettendo insieme i pezzi, è riuscito a disputare la gara perfetta. Da quello che si vede da fuori, attualmente la sua determinazione è maggiore rispetto a quella di Odermatt. Per stile, personalità e modo di sciare, Franjo è diverso rispetto a Marco e questo alla gente piace».
L'incidente di Vonn - «Diciamo che l'impatto con la porta l'ha spaventata e, in seguito, non è riuscita a mantenere il controllo degli sci. È stato più un errore umano che sfortuna. Se è stato un azzardo gareggiare nelle sue condizioni? Anche io, al suo posto, ci avrei provato. Caratterialmente siamo simili e penso che pure io mi sarei presentato al via».




