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«La serie col Lugano è stata una bella pubblicità per l'hockey svizzero»

Piegati i bianconeri dopo un’intensa battaglia, le Aquile di Gautschi bramano la rivincita con lo Zugo: «Ricordiamo bene la finale del 2021»
keystone-sda.ch / STR (Samuel Golay)
«La serie col Lugano è stata una bella pubblicità per l'hockey svizzero»
Piegati i bianconeri dopo un’intensa battaglia, le Aquile di Gautschi bramano la rivincita con lo Zugo: «Ricordiamo bene la finale del 2021»
«Col Lugano la pressione era su di noi e avevamo tutto da perdere. Ora sarà differente. La rete di Mayer? Genoni ha già donato 1’000 franchi a una fondazione benefica che aiuta i bambini».
Hockey - LNA26.03.2023

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GINEVRA - Arrivato ai playoff forte del primo posto in classifica e una stagione a tratti dominata, il Ginevra ha dovuto sudare (e non poco) per volare in semifinale. Merito del Lugano, che con solidità e tanta benzina nelle gambe ha saputo me...

GINEVRA - Arrivato ai playoff forte del primo posto in classifica e una stagione a tratti dominata, il Ginevra ha dovuto sudare (e non poco) per volare in semifinale. Merito del Lugano, che con solidità e tanta benzina nelle gambe ha saputo mettere in difficoltà le Aquile, portando la serie fino a gara-6. Alla lunga la rosa ginevrina, più completa e infarcita di bocche di fuoco, ha però fatto cedere il muro bianconero.

«È stata una serie davvero intensa, una bella pubblicità per l'hockey svizzero - interviene Marc Gautschi, delle Aquile - Koskinen ha fatto la differenza e ci hanno messo pressione. In pista c’era tanta qualità. Il Lugano è stato bravo a portare la serie 50-50. Ha giocato con intelligenza e ci aspettava. All’inizio, se devo trovare una pecca, noi mentalmente non eravamo pronti al 100% per affrontare una battaglia come questa. Poi però siamo cresciuti e ci farà bene».

Se Koskinen è stato un fattore, in casa Ginevra hanno difeso la gabbia Descloux - nei primi tre incontri - e poi Mayer, che ha risposto presente e segnato addirittura l'ultimo gol...
«Dopo gara-3, durata quasi due giorni (ride, ndr), Cadieux ha pensato che fosse il momento di cambiare. Robert ha giocato bene e sfruttato la sua chance. Sul gol è stato festeggiato da tutti. È stata una “pazzia” che gli ha anche permesso di vincere una scommessa con Genoni e gli organizzatori di hockeymanager. Per ogni rete segnata da un portiere di National League, in estate Leo si era impegnato a devolvere 1’000 franchi a una fondazione benefica (la Sternschnuppe Children's Aid Foundation, ndr). La promessa è già stata mantenuta».

Superato l'ostacolo bianconero, ora il Ginevra trova lo Zugo bi-campione in carica. 
«Hanno gli ultimi due titoli in bacheca e questo fa tantissimo. A inizio stagione forse erano un po’ stanchi a livello mentale e hanno perso energie per la Champions, ma poi sono cresciuti. Anche l’infermeria si è svuotata. Il club è sempre rimasto tranquillo e questo vale oro».

Insomma hanno alzato il livello al momento giusto e per il Rappi - pur terzo in regular season - non c’è stato scampo e non è stata una grande sorpresa. Ora, con voi, si preannuncia una grande battaglia.
«Sanno come vincere e lo hanno fatto nelle ultime 7 serie consecutive. Tra queste c'è anche la finale contro di noi nel 2021. Lì però c’era un gap più ampio e credo che nel frattempo siamo riusciti a colmarlo. Ora la vedo 50-50. Per noi è un'occasione di rivincita. Tre quarti dei nostri giocatori erano già qui e se la ricordano bene». 

Sarà una serie diversa rispetto a quella col Lugano.
«Con loro era un “must win”. Nel senso che la pressione era tutta su di noi. Avevamo tantissimo da perdere. Ora è differente. Siamo qui e vogliamo giocarcela per arrivare in finale».

In casa Zugo - per stessa ammissione di coach Tangnes - si pensa già a come arginare i vari Hartikainen, Omark, Tömmernes & Co. I Tori avranno un approccio diverso rispetto al duello col Rappi. Rispetto al quarto col Lugano, è lecito attendersi un Ginevra un po’ differente?
«Per fortuna non sono io a prendere queste decisioni… Abbiamo un ottimo staff che penserà a tutte le opzioni e ai piani di gioco. Sono loro quelli pagati per fare questo…», conclude sorridente e divertito Marc Gautschi.

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