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SAN PIETROBURGO
26.03.2020 - 09:330
Aggiornamento : 22:59

Russia, fine dei giochi: «Scelta obbligata. Seguo sempre quel che accade in Ticino e in Italia, mia sorella vive a Roma»

Inizialmente sospesi, ieri i playoff di KHL e VHL sono stati definitivamente cancellati. La parola a Vladislav Zorin

In carriera l'attaccante 25enne, attualmente in forza alla Dinamo San Pietroburgo, ha indossato anche le maglie di Lugano, Rockets e Red Ice Martigny

SAN PIETROBURGO - Alla fine anche in Russia si sono dovuti arrendere all'emergenza coronavirus, con il nemico invisibile che ha messo fine ai campionati di KHL e VHL. In un primo momento si era deciso di fermare le competizioni fino al 10 aprile, poi - come già accaduto in tutta Europa a eccezione della Bielorussia - si è arrivati all'inevitabile decisione.

Il 25enne Vladislav Zorin, attaccante con un passato al Lugano e attualmente in forza alla Dinamo San Pietroburgo (VHL), ci ha raccontato come sta vivendo questa difficile situazione. 
«Ieri mattina Putin ha parlato alla Nazione, con un messaggio molto chiaro: la Russia “è riuscita a contenere il coronavirus, ma non è possibile bloccare completamente la minaccia” - spiega Zorin - Di conseguenza sono state introdotte nuove misure, con una settimana di stop alle attività non essenziali, dal 28 marzo al 5 aprile. Staremo tutti a casa».

Il mondo dell’hockey russo, considerando anche i ritiri già annunciati di team come Jokerit Helsinki e Barys Nur Sultan (squadre di KHL), non ha tardato a reagire. Fine della corsa alla Gagarin Cup, fine dei giochi anche in VHL, dove la Dinamo aveva legittime ambizioni dopo il secondo posto in regular season.
«È un peccato, ma ormai non c’era altra scelta. Si è cercato di andare avanti, ma poi i campionati sono stati ufficialmente cancellati. Immagino che seguiranno discussioni per eventuali titoli. La cosa peggiore è che non ci sono certezze per il futuro. Non si sa come evolverà la situazione: forse non si riprenderà nemmeno in settembre. La mia speranza, una volta superata la pandemia, sarebbe quella di poter tornare a giocare in Svizzera».

Magari in Ticino, dove Zorin ha lasciato parecchi amici.
«Seguo sempre quel che accade da voi, purtroppo ho letto di tanti decessi e sono preoccupato. Ancora di più lo sono per mia sorella, che vive in Italia e frequenta l’Università Americana a Roma. La sento ogni giorno e già da tempo, per fortuna, seguono i corsi esclusivamente da casa».

A San Pietroburgo come si vive in questo momento?
«Per ora possiamo ancora girare, poi staremo in isolamento. In Russia, ad oggi, si parla di meno di mille casi, ma i dati vanno presi con le pinze. Nello specifico io attendo le direttive del club, perché i contratti sono validi fino al 30 aprile. Se dovessi ricevere il via libera mi sposterei a Omsk, dove sono nato».

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