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Como mon amour, il Ticino ne andrà matto

«Fabregas via da Como? Non so quanto gli converrebbe»
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Como mon amour, il Ticino ne andrà matto
«Fabregas via da Como? Non so quanto gli converrebbe»
Arno Rossini: «Champions? Scudetto? Il Como può riuscire in tutto».
CALCIO: Risultati e classifiche

COMO - Presosi lunedì un buon punto a Udine, il Como si è confermato al quarto posto della classifica di Serie A. Dopo trentuno delle trentotto partite in programma non si può più parlare di sorpresa (da anni d’altronde, soprattutto con la nuova proprietà, i lariani crescono costantemente) e non si può parlare di fortuna (la truppa di Cesc Fabregas gioca un calcio convincente).

Tenuto conto di ciò e concedendo gli scongiuri ai tifosi blu, siamo certi di non sbagliare dicendo che, a questo punto, Nico Paz e soci si sono guadagnati il diritto di sognare la qualificazione alla prossima Champions League. Sarebbe un risultato storico. Sarebbe un incredibile punto di… partenza: sfidare le grandi d’Europa potrebbe infatti spingere in orbita una società che, pur senza fare voli pindarici, non ha mai nascosto la propria ambizione.

«A Como, lo hanno dimostrato, sanno come si fa calcio - è intervenuto Arno Rossini - Dico sempre che, per riuscire, se non hai i soldi devi almeno avere le idee. A Como hanno entrambi. Hanno grandi mezzi ma non per questo li sprecano. Hanno le idee chiare, lavorano bene con la prima squadra e anche meglio con le giovanili. Hanno insomma tutto per confermarsi, negli anni, tra le grandi del calcio italiano».

Fino a un paio di stagioni fa pensare al Como in Champions era impossibile.
«E invece hanno dimostrato che si può fare. Si parte, appunto, da un’idea e dalle possibilità economiche, ma poi serve tanto lavoro. E proprio questo stanno facendo i lariani. Il nuovo centro sportivo all’avanguardia, i metodi di Fabregas, staff preparatissimi e molto numerosi anche per le under… nulla è lasciato al caso. Manca lo stadio, spero possano farlo in fretta per fare il definitivo salto di qualità».

Inter, Juve, Milan, Napoli… “Scudetto” è una parola che si può pronunciare?
«Pensando sul medio-lungo periodo non lo ritengo impossibile. Non è una follia. Anzi. Tutto sta a quanto e come continuerà a crescere la società. Il fatto di riuscire a pescare giovani dalle indubbie qualità e di avere la pazienza di attenderli gioca in ogni caso in favore del club.

Per vincere, però, a un certo punto in riva al lago dovranno alzare il tiro e pescare almeno due-tre campioni. Sono o saranno abbastanza attrattivi per farlo?
«Un passo alla volta. L’anno prossimo giocheranno in Europa, poi vedremo in che competizione, e a breve me li aspetto comunque in Champions League. E a quel punto, se sei solido e hai le strutture, puoi convincere anche i campioni a venire da te. Tra di loro i giocatori parlano… Non ci si deve d’altronde spostare molto per trovare una società che ce l’ha fatta. Pensate all’Atalanta di dieci anni fa e pensate a quella attuale: lo status è completamente cambiato. Il Como deve provare a replicare quanto fatto dagli orobici. Può farlo tranquillamente e, con una proprietà come la sua, può pure pensare di fare meglio. Può puntare più in alto». 

Fino a questo punto Fabregas ha recitato un ruolo centrale nel progetto-Como. Un giorno però potrebbe andarsene. Già la scorsa estate è sembrato vicino all’Inter.
«Se ti chiama qualche grande club, penso al Barcellona, al Real Madrid, al Bayern Monaco… è difficile voltarsi dall’altra parte. Detto ciò, credo che Cesc ci penserà molto prima di chiudere la sua esperienza lariana. Non so quanto gli converrebbe. Dove altro può decidere praticamente tutto, dal mercato ai programmi delle giovanili, e non avere pressioni? Al Como, e parlo della prima squadra, riesce tutto perché non ha nulla da perdere. Ha qualità, gioca a memoria e non sa cosa è una contestazione. Arriva decimo? Nessun problema. Dodicesimo? Va bene. Sesto? Benissimo. E giocare senza pressione ti permette di osare senza paura di sbagliare. In una big qualcosa del genere è impensabile. Premesso ciò, Fabregas è stato importantissimo per “lanciare” il progetto; qualora dovesse decidere di salutare, il club mi sembra comunque abbastanza maturo da riuscire a camminare con le proprie gambe. Guardo ancora all’Atalanta. Via Gasperini sembrava fosse finito tutto. Hanno sbagliato con Juric ma poi, corretto il tiro e preso Palladino, hanno ripreso a sviluppare le loro idee e a ottenere risultati».

Un Como che “tira” quanto vale per il Ticino?
«Tantissimo, per chi ama il pallone. Ora, non posso dire che in Ticino sbocceranno tanti tifosi lariani - il tifo è una passione di cuore, nasce da bambini - ma i curiosi non mancheranno. D’altronde potremmo trovarci ad avere squadre come il Real Madrid, il Chelsea, il Manchester United a due passi da casa. Credo quindi che in tanti finiranno con l’apprezzare e con il decidere di spendere qualche franco oltre confine. Il Como potrebbe diventare quello che è l’Ambrì per chi vive oltre Gottardo o anche in Italia: una passione, un’occasione per mettersi in macchina e gustarsi qualche ora di spettacolo».

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