«Allenare le ragazze è tutta un'altra cosa. L'ambiente allo stadio? È come dovrebbe essere»

Dopo quindici anni all’estero, Paolo Tramezzani è tornato in Italia, raccogliendo una nuova sfida con il Como Women: «Le ragazze vengono al campo per imparare».
COMO - Albania. Lugano. Sion. Apoel Nicosia. Hajduk Spalato. Al-Faisaly. IK Istria. AEL Limassol. Dopo tanto peregrinare ai quattro lati del globo, il giramondo Paolo Tramezzani è finalmente tornato a casa. Il tecnico di Castelnovo ne' Mont ha infatti di recente firmato per il Como Women.
Ritorno a casa - Una scelta dettata (anche) dalla voglia di ritornare in Italia da dove, se si esclude una breve quanto sfortunata parentesi a Livorno (7 partite nella stagione 2019/2020), mancava da parecchio tempo. «Gli ultimi quindici anni - ci racconta il 55enne - li ho passati quasi totalmente all'estero, la voglia di tornare ha quindi inciso sulla mia decisione». Ma quella non è stata l'unica discriminante. «Desideravo fare un'esperienza differente da quelle precedenti. E sicuramente il calcio femminile è ancora molto diverso da quello maschile. Sia nei modi. Sia negli approcci».
Scelte controcorrente - Tramezzani siede sulla panchina del Como femminile da poco più di tre settimane. Fare un bilancio è quindi prematuro. «Non posso ancora dirti se ho preso la decisione giusta. Spesso ho fatto scelte un po' controcorrente. Per scoprire qualcosa di nuovo e di diverso. Per questo sono andato ad allenare in sette Paesi diversi e sono ripartito ogni volta. E credimi vivere in alcune realtà estere non è stato facile». A Como il 55enne si trova comunque molto bene. «Ho deciso di prendermi questa parte della stagione per capire quale strada perseguire, nonostante il club mi abbia proposto un contratto di tre anni».
Differenze - Allenare una squadra femminile è totalmente diverso rispetto ad allenarne una maschile. «La grande differenza - precisa il tecnico del Como Women - è nei rapporti e nella loro gestione. Non è possibile allenare le ragazze come si fa con i ragazzi. Quindi bisogna cambiare totalmente i modi di approccio e gli atteggiamenti. Io ad esempio, mi rendo conto che devo essere più morbido e più attento. E questa è una cosa che comunque potrebbe aiutarmi se e quando tornerò ad allenare dei ragazzi».
Neofita - Tramezzani, in tutta onesta, ammette di non conoscere molto dell'universo "calcio femminile". «La mia principale preoccupazione, e ne ho discusso anche con il direttore sportivo e con il club, era il modo in cui avrei potuto allenare queste ragazze. Ma mi sono presto reso conto che la proposta a livello tecnico e tattico è identica». Cambia però il modo di fare le cose. «Prima guardavo e curavo molto l'aspetto tattico. Oggi queste tattiche le curo, le alleno, ma in maniera diversa. In modo più situazionale, in base a quello che può succedere in partita. Facendo sedute non solo ed esclusivamente tattiche, ma dando principi e idee di gioco».
«Vengono al campo per imparare» - E le ragazze rispondono bene. «Ti posso dire - ci confida il 55enne - che apprendono molto velocemente. E sono loro stesse a chiederti queste cose per poter migliorare e potere crescere. La richiesta è altissima, molto di più rispetto ai maschi. Tante ragazze qui a Como, molte delle quali straniere, non arrivano da un percorso o da un settore giovanile. E quindi e più facile formarle. Vengono al campo per imparare».
«L'ambiente? È come dovrebbe essere» - Il calcio femminile sta quindi crescendo. Anche in Italia. «Da quest'anno gode di un buon seguito a livello mediatico», sottolinea l'allenatore. «DAZN fa vedere tutte le partite. Se ne parla. Ci sono alcune squadre come Juve, Inter e Roma che hanno un buon seguito. Ma la cosa più bella è che l'ambiente è molto sereno. Vai allo stadio per fare il tifo per la tua squadra. Come dovrebbe essere. Il calcio femminile da questo punto di vista ha molto da insegnare».



