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«Vogliamo essere fra i primi dieci campionati al mondo»

Carlo Nohra, direttore operativo della Saudi Pro League: «È sicuramente un lungo viaggio. Non è solo per un fine settimana»
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«Vogliamo essere fra i primi dieci campionati al mondo»
Carlo Nohra, direttore operativo della Saudi Pro League: «È sicuramente un lungo viaggio. Non è solo per un fine settimana»
La geografia del calcio sta... cambiando
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RIYAD - Il mercato dei calciatori? Sempre più dominato dall'Arabia. Una valanga di soldi a disposizione, unita alla grande voglia di trasformare la Saudi Pro League in uno dei campionati più attrattivi e forti del pianeta, stanno cambia...

RIYAD - Il mercato dei calciatori? Sempre più dominato dall'Arabia. Una valanga di soldi a disposizione, unita alla grande voglia di trasformare la Saudi Pro League in uno dei campionati più attrattivi e forti del pianeta, stanno cambiando il calcio, impoverendo quello del Vecchio Continente che non riesce a tenere il passo. 

«Uno dei grandi obiettivi è quello di migliorare il prodotto e per migliorare la qualità bisogna portare il top - le parole di Carlo Nohra, direttore operativo della Saudi Pro League, espresse a Reuters - La spesa è sempre stata una componente essenziale per farlo e la Pro League saudita sta facendo semplicemente ciò che gli altri campionati dovevano fare, ovvero il necessario per migliorare la qualità in campo».

Un progetto a lungo termine... «È sicuramente un lungo viaggio, non è solo per un fine settimana. Ci siamo posti come obiettivo quello di essere uno dei primi dieci campionati del mondo. Abbiamo una missione, vale a dire liberare il potenziale che abbiamo per guidare il cambiamento».

Insomma, tutt'altro che qualcosa di passeggero... «In questo Paese pazzo di calcio, dove questo sport è nel DNA della gente, abbiamo appena avuto la nostra più grande stagione in termini di presenze e copertura televisiva. La strategia sta prendendo vita e cominciamo a offrire al popolo saudita l’intrattenimento di qualità che merita dallo sport che ama davvero. Non dimentichiamo che questo è un Paese in cui l’80% della popolazione guarda le partite».

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