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L’OSPITE - ARNO ROSSINI«Il crociato? Si rimaneva ai box per nove mesi. Ora siamo a sei…»

09.09.20 - 08:00
Arno Rossini: «Per rientrare serve anche l’aiuto degli psicologi».
Keystone
«Il crociato? Si rimaneva ai box per nove mesi. Ora siamo a sei…»
Arno Rossini: «Per rientrare serve anche l’aiuto degli psicologi».
«Ci sono i club, gli agenti, gli sponsor… tutti fanno pressione affinché uno possa tornare in campo nel minor tempo possibile».
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ROMA - Un contrasto come tanti ce ne sono durante una partita e Nicolò Zaniolo è tornato all’inferno. Nel suo personalissimo inferno: quello fatto di ospedali e palestre. Un contrasto come tanti ce ne sono durante una partita e Nicolò Zaniolo si è frantumato il ginocchio. Rottura del legamento crociato, ha raccontato la Roma in un comunicato ufficiale; sei mesi di stop, tradotto per i non appassionati e per tutti quelli a digiuno di conoscenze mediche specifiche.

«Sei mesi? Ad andar bene. Io non sarei così ottimista», ci ha interrotto Arno Rossini.

Il 21enne era appena rientrato da un infortunio identico patito al ginocchio destro. Tanto era rimasto in naftalina…
«Proprio questo è il punto. Era già reduce da un ferimento grave, che potrebbe anche averlo “predisposto” al nuovo guaio. Evidentemente sei mesi non sono a sufficienza».

È una forzatura?
«Ogni rientro, oggi, è una forzatura. Ci sono i club, gli agenti, gli sponsor… tutti fanno pressione affinché uno possa tornare in campo nel minor tempo possibile. E così si corrono dei rischi. Senza tener conto del fatto che, magari, nel periodo della convalescenza uno non ha utilizzato in maniera armoniosa il proprio corpo. Ha sforzato altri muscoli, altre articolazioni. E che anche questi hanno bisogno di tempo per tornare a funzionare in maniera ottimale». 

Se Zaniolo fosse rientrato con più calma non si sarebbe infortunato nuovamente?
«Questo non posso dirlo, nessuno può farlo. Io so solo che fino a qualche anno fa per un crociato - che è un infortunio terribile - si rimaneva ai box per nove mesi. Ora siamo a sei…».

I progressi della medicina.
«Senza dubbio, ma anche poco rispetto del corpo umano. Più sono grandi gli interessi in ballo, più c’è fretta». 

Il grande obiettivo per il centrocampista della Roma è la partecipazione agli Europei del prossimo anno. Con i tempi come siamo messi?
«Non bene. Non so se potrà essere presente e in che condizioni sarà».

Mancano nove mesi.
«Per il prossimo giugno Zaniolo potrà correre, sprintare, cambiare direzione. Potrà insomma giocare normalmente a calcio. Un conto però è scendere in campo, un altro è essere a proprio agio. Io non credo che, come fatto vedere prima del doppio infortunio, la prossima estate il centrocampista potrà essere decisivo. Il suo recupero fisico sarà completato, a livello psicologico invece…».

Paura di “mettere la gamba”?
«Oltre che dei medici e dei fisioterapisti, per tornare al meglio da guai del genere serve l’aiuto e il supporto di psicologi. I mesi di recupero sono infatti molto difficili e molto lunghi: tu sei in palestra, da solo, mentre dalla finestra vedi i tuoi compagni che si allenano. E poi c’è il rientro, che si affronta con la paura di farsi ancora male, di vedere definitivamente compromessa la carriera… C’è preoccupazione, c’è paura. È normale». 

Zaniolo sarà mai come “prima”?
«È giovane, ha sicuramente la possibilità di tornare al 100%. Una volta ritrovata la forma fisica, ogni incertezza svanirà con il tempo. Non dovrà però avere fretta. Nessuno dovrebbe averne».

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