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TENNIS

Paul Annacone affonda Nole

«L’Adria Tour? Avesse avuto minimo di coscienza non avrebbe organizzato il suo torneo in un momento del genere».
keystone-sda.ch / STF (CHRISTIAN BRUNA)
Paul Annacone affonda Nole
«L’Adria Tour? Avesse avuto minimo di coscienza non avrebbe organizzato il suo torneo in un momento del genere».
«Agli US Open è stato sfortunato ma è stata una sua responsabilità».
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BELGRADO - I numeri sul campo sono impressionanti e lo porteranno, da qui a pochi mesi, a superare il record di settimane da numero 1 al mondo ora in mano a Roger Federer. Tutto il resto è però fatica, polemiche, sbagli, inciampi. Nole ...

BELGRADO - I numeri sul campo sono impressionanti e lo porteranno, da qui a pochi mesi, a superare il record di settimane da numero 1 al mondo ora in mano a Roger Federer. Tutto il resto è però fatica, polemiche, sbagli, inciampi. Nole Djokovic sta per completare l’ennesima grande stagione della carriera, una stagione che però molti ricorderanno più per i suoi scivoloni che per i suoi successi. La creazione della discussa PTPA, l’organizzazione dell’Adria Tour in piena ondata di coronavirus, l’“incidente” degli US Open e la toccata e fuga, con dichiarazioni scomode, a Vienna; non si può dire che Nole sia stato impeccabile…

E si non si può dire che i suoi detrattori abbiano voltato la testa dall’altra parte. Chiedete, per esempio, a Paul Annacone, che pure verso il Novak tennista nutre un’ammirazione sconfinata.

«Djokovic è il peggior nemico di sé stesso - ha raccontato a Tennis Channel lo statunitense ex coach di Roger Federer - Guardate per esempio l’Adria Tour. È vero, ha seguito i protocolli previsti e rispettato le disposizioni generali; avesse avuto un minimo di coscienza non avrebbe comunque organizzato il suo torneo in un momento del genere. A New York, invece, è stato sfortunato. Anche se, va sottolineato, i giocatori sono responsabili di ciò che succede. Non ha fatto apposta ma è stata sua responsabilità. Per quel che riguarda la PTPA… si dovrebbe affrontare l’argomento pensando da sportivi e da uomini. Nel primo caso, fossi stato il suo coach gli avrei detto di stare lontano da queste cose e di concentrarsi sui suoi obiettivi sul campo. Nel secondo invece posso capire le problematiche dell'ATP e le difficoltà del tour. Tagliare i ponti così all’improvviso è però stato un grave errore. E poi è stato tutto improvviso: da un giorno all’altro ha creato la struttura senza fornire informazioni o cercare un dialogo. Non si fa così».

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