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GDC e GLRT

Così l’imposta sull’eredità mette a rischio il futuro dei giovani

Giovani del Centro Ticino e dei Giovani Liberali Radicali Ticinesi
GISO
Fonte GDC e GLRT
Così l’imposta sull’eredità mette a rischio il futuro dei giovani
Giovani del Centro Ticino e dei Giovani Liberali Radicali Ticinesi

L’iniziativa in breve

A fine novembre saremo chiamati a votare sull’iniziativa dei Giovani Socialisti, che mira a introdurre un’imposta federale del 50% sulle successioni e donazioni superiori a 50 milioni di franchi. I promotori mediante l’iniziativa promettono miliardi di franchi di nuove entrate con cui vorrebbero finanziare la trasformazione ecologica dell’economia. In realtà, la loro proposta non colpisce i grandi patrimoni mobili, ma minaccia le basi stesse dell’economia produttiva svizzera.

Un’illusione pericolosa

L’iniziativa si fonda su un presupposto tanto semplice quanto falso: che basti tassare “i ricchi” per migliorare la vita di tutti. È una visione ingenua, quasi caricaturale, che ignora come funziona un’economia reale. I grandi patrimoni non sono montagne d’oro ferme nei caveau: sono aziende, posti di lavoro, competenze e ingenti rischi assunti ogni giorno. Colpire chi investe e crea valore non riduce le disuguaglianze ma le amplifica, perché toglie opportunità a chi lavora, a chi studia e a chi vuole costruirsi un futuro.

Chi davvero dispone di capitali mobili li sposterà all’estero in poche ore; chi resta, invece, è chi produce in Svizzera, chi paga salari e chi investe nel territorio. L’iniziativa dei Giovani Socialisti non è una misura di equità, ma un boomerang che colpisce proprio chi vive di lavoro, di formazione e di impresa.

Le ragioni del no

Distruzione del tessuto produttivo. Le aziende familiari e le PMI, che rappresentano oltre il 99% delle imprese svizzere, non dispongono di risorse liquide per coprire un’imposta del 50% sulla successione. Significherebbe vendere, indebitarsi o chiudere. Una tassa che vuole “redistribuire” finisce invece per smantellare ciò che genera ricchezza e occupazione.

Perdita di posti di lavoro e di know-how. Ogni azienda che chiude o delocalizza per sopravvivere a questa imposta porta con sé posti di lavoro, apprendistati e competenze che non tornano più. Il danno non è teorico: è sociale, tangibile e duraturo.

Meno innovazione, meno futuro. Quando il successo diventa un rischio fiscale, l’intraprendenza scompare. Nessuno investe in un Paese che punisce chi riesce. L’iniziativa scoraggerebbe nuovi progetti, startup e investimenti nella ricerca, riducendo la capacità della Svizzera di restare competitiva nel mondo. Anche startup e investimenti in ambito ecologico e climatico sarebbero disincentivati, mancando l’obiettivo dichiarato dagli stessi iniziativisti.

Centralismo e perdita d’identità. Oggi le imposte di successione sono di competenza cantonale, come prevede la tradizione federalista svizzera. L’iniziativa cancella questa autonomia e concentra il potere fiscale a Berna, imponendo un modello unico che ignora le specificità regionali e le decisioni democratiche già espresse dai cittadini nel 2015.

Una tassa ideologica e inefficace. Nessuno Stato è mai diventato più giusto tassando chi crea valore. Questa proposta non ridistribuisce ricchezza: la distrugge. E lo fa nel nome di un egualitarismo di facciata che finisce per rendere tutti più poveri, soprattutto i giovani.

Un pericolo per il futuro dei giovani

Dietro le parole altisonanti dell’iniziativa si nasconde un attacco alla fiducia, alla libertà e alla responsabilità individuale. Per i giovani, significa crescere in un Paese dove l’impegno non viene premiato, dove costruire qualcosa di solido diventa un rischio e dove l’ascensore sociale si blocca. La vera giustizia non è togliere a chi ha creato, ma permettere a tutti di creare di più. Il futuro non si costruisce tassando il passato, ma liberando le energie del presente. Servono regole chiare, stabilità e fiducia per consentire ai giovani di innovare, investire e contribuire a un Paese che premia la competenza e non la rendita politica.

L’appello

I Giovani del Centro Ticino e i Giovani Liberali Radicali Ticinesi invitano a respingere con convinzione l’iniziativa dei Giovani Socialisti. Votare NO significa difendere la libertà economica, il lavoro e il merito.

A novembre scegliamo una Svizzera che guarda avanti, che premia chi costruisce e che crede nel futuro dei giovani — non una che tassa la fiducia, la crescita e la speranza.

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