keystone-sda.ch / STF (Mark Schiefelbein)
Il Regno Unito ha condannato le sanzioni emesse dalla Cina contro nove personalità britanniche, compresi cinque parlamentari.
CINA / REGNO UNITO
26.03.2021 - 13:020

La "guerra fredda" anglo-cinese su diritti e Xinjiang

Pechino ha emesso sanzioni contro nove personalità britanniche, che hanno ricevuto la solidarietà di Boris Johnson

PECHINO - Nelle scorse ore si è assistito a un "salto di qualità" della querelle che vede la Cina da una parte e la comunità internazionale dall'altra.

Le sanzioni - Pechino ha comunicato che nove personalità britanniche sono state sottoposte a sanzioni, con l'accusa di aver contribuito a «diffondere bugie e disinformazione» sulle presunte violazioni dei diritti umani nella regione dello Xinjiang. Tra di essi ci sono ben cinque parlamentari, quelli che hanno espresso le posizioni più critiche sui presunti casi di lavoro forzato e discriminazione che avrebbero colpito la comunità uigura e le altre minoranze musulmane. Uno dei "bersagliati", l'ex leader conservatore Sir Iain Duncan, ha dichiarato ai media britannici che le sanzioni sono «una medaglia» e che «quelli di noi che vivono una vita libera sotto lo stato di diritto devono parlare per coloro che non hanno voce». Tutti i politici bersagliati fanno parte dell'Alleanza interparlamentare sulla Cina, riferisce la Bbc. 

Le sanzioni consistono nel divieto d'ingresso in Cina, Hong Kong e Macao, al congelamento di ogni loro proprietà in territorio cinese e al divieto di avere rapporti d'affari con istituzioni cinesi.

La condanna del governo britannico - La decisione cinese - una risposta ai provvedimenti presi in precedenza da Regno Unito, Canada, Stati Uniti e Unione europea contro alcuni funzionari cinesi - ha scatenato la reazione del governo di Londra. Il primo ministro Boris Johnson ha espresso solidarietà ai soggetti sanzionati: «La libertà di esprimersi contro gli abusi è fondamentale e io sono fermamente al loro fianco». Il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab ha ribadito: «Condanniamo i tentativi della Cina di mettere a tacere coloro che denunciano violazioni dei diritti umani, in patria e all'estero, inclusi i parlamentari britannici».

Accuse e boicottaggio - La Cina afferma che i campi attivi nella regione nordoccidentale siano strutture di «rieducazione» pensate per combattere il terrorismo. Varie organizzazioni internazionali, invece, hanno denunciato episodi di tortura, abusi sessuali e lavoro forzato. Quest'ultima accusa ha scatenato tra l'altro una vasta campagna di boicottaggio contro alcuni brand internazionali che si sono detti preoccupati per quanto accadrebbe nello Xinjiang e hanno espresso perplessità sul cotone prodotto in quell'area.

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