Trump prepara il ritiro dell'Ice: «Ad un certo punto ce ne andremo»

Crisi a Minneapolis: il Presidente invia Tom Homan e apre alla de-escalation dopo le polemiche su Ice e migranti.
Crisi a Minneapolis: il Presidente invia Tom Homan e apre alla de-escalation dopo le polemiche su Ice e migranti.
WASHINGTON - Assediato non solo dai dem ma anche da molti esponenti repubblicani, dalla stampa conservatrice, da alcuni suoi consiglieri e dai sondaggi, Donald Trump cerca di correggere il tiro e di riprendere il controllo della situazione a Minneapolis.
Così prima apre all'ipotesi di ritirare l'Ice dalla città, poi chiede al Congresso di mettere fine alle città santuario dem che proteggono i migranti e infine annuncia l'invio del suo fedelissimo 'zar dei confini' Tom Homan.
Si tratta del falco delle deportazioni di massa e quindi la decisione potrebbe confermare il pugno di ferro. Nello stesso tempo però la mossa suona come un commissariamento dei leader attuali dell'operazione, dalla segretaria alla sicurezza interna Kris Noem (che ha incassato solo una difesa d'ufficio dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt) al comandante della Border Patrol, Greg Bovino: entrambi finora hanno difeso a spada tratta gli agenti federali per le uccisioni dei due manifestanti a Minneapolis, nonostante video e testimoni smentiscano la versione ufficiale.
Quindi la scelta potrebbe indicare l'inizio di una nuova fase. Lo stesso tycoon in una intervista al Wall Street Journal si è mostrato più prudente sulla dinamica della morte di Alex Pretti, spiegando che "stiamo esaminando e valutando tutto e prenderemo una decisione al riguardo".
«Ad un certo punto ce ne andremo» - Nell'intervista Trump, pur non fornendo indicazioni sui tempi, ha anticipato che "ad un certo punto ce ne andremo. Abbiamo fatto, hanno fatto un lavoro fenomenale. Lasceremo lì un gruppo diverso di persone per la frode finanziaria", ha detto, riferendosi ad una vasta truffa al welfare nello Stato "da oltre 20 miliardi" che ha coinvolto immigrati somali e che lui ha usato come giustificazione per dispiegare ben 3.000 agenti dell'Ice.
Poi su Truth ha annunciato l'invio di Homan in Minnesota, un'area dove "non è mai stato coinvolto" ma dove "conosce e apprezza molte delle persone lì". "Tom è duro ma giusto, e riferirà direttamente a me", ha annunciato, riprendendo le redini della situazione. La portavoce della Casa Bianca ha spiegato che Homan "gestirà le operazioni dell'Ice direttamente sul campo" in Minnesota, aggiungendo che lui "continuerà ad arrestare i peggiori dei peggiori criminali immigrati clandestini".
Che qualcosa si stia muovendo per la de-escalation lo conferma anche la telefonata "molto buona" che Trump ha avuto col governatore dem del Minnesota, Tim Walz. "Sembravamo sulla stessa lunghezza d'onda", ha scritto, mentre Leavitt spiegava che nel colloquio il presidente ha delineato il percorso per ripristinare l'ordine e che, se le autorità locali attueranno le misure dovute, non saranno più necessari gli agenti federali dell'Ice e del Border Patrol.
Poco dopo l'ufficio di Walz ha comunicato che "il presidente ha accettato di esaminare la possibilità di ridurre il numero di agenti federali in Minnesota e di lavorare con lo stato in modo più coordinato sull'applicazione delle leggi sull'immigrazione nei confronti dei criminali violenti", nonché di "parlare con il suo Dipartimento per la Sicurezza Interna per garantire che il Minnesota Bureau of Criminal Apprehension sia in grado di condurre un'indagine indipendente".
La Casa Bianca resta però divisa tra falchi come Sthepen Miller e consiglieri che sono per una linea più morbida per evitare un boomerang anche nelle elezioni di midterm. Nei sondaggi la maggioranza degli americani non approva i metodi brutali dell'Ice e la percentuale sta crescendo anche tra gli elettori repubblicani. Con autorevoli esponenti del partito che chiedono di ritirare l'Ice. O candidati Gop che lasciano, come Chris Madel, un avvocato di Minneapolis che stava correndo per la carica di governatore del Minnesota.
I dem minacciano intanto di non votare i fondi per il dipartimento alla sicurezza, col rischio di un nuovo shutdown a fine mese. E per il tycoon restano il capro espiatorio di tutto: "Nessuno alla Casa Bianca, compreso Trump, vuole vedere americani feriti o uccisi nelle strade - ha sottolineato Leavitt - ma il presidente esige la fine della resistenza e del caos dei democratici" in merito alla sua politica di espulsione degli immigrati.




