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LIBANOUno dei feriti del porto di Beirut non ce l'ha fatta: le vittime ora sono 243

19.04.22 - 16:26
Bilancio aggiornato dopo la morte di un uomo, che era registrato gravemente ferito in seguito all'esplosione del 2020
keystone-sda.ch / STF (Hassan Ammar)
Sono 243 le vittime dell'esplosione del porto di Beirut del 2020.
Sono 243 le vittime dell'esplosione del porto di Beirut del 2020.
Fonte Ats Ans
Uno dei feriti del porto di Beirut non ce l'ha fatta: le vittime ora sono 243
Bilancio aggiornato dopo la morte di un uomo, che era registrato gravemente ferito in seguito all'esplosione del 2020

BEIRUT - Con la morte di un uomo, gravemente ferito nella devastante esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020, sale a 243 il numero di uccisi in quella che è stata classificata come una delle dieci più potenti deflagrazioni non nucleari della storia e che ha devastato un terzo della capitale libanese.

Secondo l'agenzia libanese Nna, Rami Fawaz, 48 anni, è morto dopo una lunga agonia in ospedale. Era padre di due bambine ed era rimasto gravemente ferito da schegge di vetri esplose nella deflagrazione. Fawaz si aggiunge alle 238 vittime finora identificate, facendo salire a 239 il numero dei morti a cui è stato possibile dare un nome e un cognome. Rimangono non identificati quattro corpi, di tre donne e un uomo.

Nell'esplosione del 4 agosto del 2020, oltre ai 243 uccisi ci sono stati più di 6500 feriti, molti dei quali menomati a vita, mentre 330mila persone hanno dovuto abbandonare temporaneamente le loro case.

L'inchiesta - L'inchiesta libanese sull'esplosione di 2750 tonnellate di nitrato di ammonio, per anni custodite nel porto, al centro della capitale libanese, è di fatto bloccata dalle misure giudiziarie messe in atto dall'oligarchia politica al potere in Libano. Il giudice Tareq Bitar, incaricato delle indagini, è stato bloccato nel suo lavoro da una lunga serie di tentativi di ricusazione presentati dagli avvocati di alcuni ex ministri e deputati.

Questi sono stati accusati formalmente, assieme ai vertici di sicurezza e istituzionali, di essere stati al corrente della presenza del materiale altamente esplosivo nell'hangar numero 12 del porto di Beirut, e di aver permesso che il nitrato di ammonio potesse rimanere incustodito in quella sede, a pochi passi dal centro abitato della capitale.

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